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Capitolo 73

Published by admin on Thursday, June 21, 2007 - 02:09:18 - Filed under Inter-ceptor

Antonveneta, depositate le intercettazioni
Telefonate Unipol, D’Alema a Consorte:
«Attento alle comunicazioni, vediamoci»
In un altro colloquio il presidente di Unipol dice al segretario Ds, Piero Fassino:
«Abbiamo il 51,8% di Bnl»

MILANO - Prime, parziali indiscrezioni sulle 73 intercettazioni «sbobinate» da un perito, depositate dal gip Clementina Forleo alle parti e relative all’inchiesta milanese su Antonveneta e su altre scalate come Bnl. Quel che trapela finora dalla lettura al settimo piano del Palazzo di Giustizia effettuata da alcuni avvocati (senza tuttavia che i cronisti dispongano materialmente dell’esatta trascrizione) è il contenuto di tre telefonate fatte nel luglio del 2005 e che vedono come ‘protagonisti’ Piero Fassino, Massimo D’Alema e Giovanni Consorte. Il contenuto delle intercettazioni, in parte anticipato dai media all’inizio dello scorso anno, aveva suscitato molte polemiche negli ambienti politici.

CONSORTE-FASSINO - «Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell’operazione ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini». Sono le parole che in una telefonata del 17 luglio del 2005 l’allora numero uno di Unipol Gianni Consorte disse a Piero Fassino, segretario dei Ds. A quanto riferisce l’Apcom, in una delle telefonate, avvenuta il 5 luglio 2005, Fassino «chiede istruzioni» a Consorte perché, spiega, «devo incontrarmi con Luigi Abete», ovvero con il presidente di Bnl.

D’ALEMA-CONSORTE - In una seconda intercettazione effettuata il 14 luglio del 2005 Massimo D’Alema, che si trovava a un convegno con Stefanini, avrebbe avvertito Consorte della necessità di parlargli personalmente e che Consorte stesso doveva, genericamente, stare attento alle comunicazioni. I due avrebbero così deciso di vedersi a cena e per questo D’Alema avrebbe invitato Consorte a prendere contatti con La Torre per una cena da organizzare, la domenica successiva, a casa di Latorre.
VERBALI PRESIDIATI - Il corridoio da cui si accede al locale in cui sono custoditi i faldoni è presidiato dai carabinieri. Per evitare fughe di notizie e la pubblicazione integrale delle trascrizioni è stata disposta una procedura molto rigida, che consente ai legali delle parti in causa di consultare il materiale, ma non di farne copie o riproduzioni fotografiche. Possono al limite prendere qualche appunto utile per le loro difese. Per questo motivo le informazioni trapelano con il contagocce.
11 giugno 2007
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronach…_consorte.shtml

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Telefonate Unipol, i commenti dopo le prime indiscrezioni
Calvi: «Un circo mediatico illegale»
Il senatore Ds: «Garanzie travolte da una farsa indecorosa».
Il presidente del Tribunale: «Verificherò quanto sta avvenendo»

ROMA - «Come non era difficile prevedere, ed era stato da noi previsto, a Milano il Tribunale si è trasformato in una sorta di circo mediatico illegale nel quale il nostro sistema di garanzie è stato travolto da una farsa indecorosa». Il senatore dei Ds, Guido Calvi, che spesso ha svolto il ruolo di avvocato dei dirigenti della Quercia, protesta, in una nota, per la diffusione delle intercettazioni telefoniche tra gli indagati dell’inchiesta Antonveneta e alcuni parlamentari, estranei alle indagini (tra cui D’Alema, Fassino e Latorre), e chiede alla Procura di Milano di intervenire. «Alla dottoressa Forleo - osserva Calvi - era stato obiettato non la legittimità dell’atto ma la sua intempestività, in quanto avrebbe facilitato la desecretazione delle carte processuali con conseguente lesione della doverosa tutela della segretezza dell’indagine e della riservatezza degli indagati e soprattutto dei terzi». «È augurabile - chiede Calvi - che la Procura della Repubblica di Milano, davanti allo scempio che sta avvenendo nel Palazzo di Giustizia, intervenga, come è suo dovere, per impedire che siano commessi fatti evidentemente qualificabili come reati e prosegua questa sconcertante sequela di momenti indecorosi per la giustizia e per il Paese».

fonte: corriere.it

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Fassino consulta Consorte prima di incontrare Abete

In un’altra telefonata, del 5 luglio 2005, il segretario dei Ds, Piero Fassino, secondo la trascrizione, «chiede istruzioni» all’allora numero uno di Unipol Gianni Consorte perché, spiega, «devo incontrarmi con Luigi Abete». Abete è presidente di Bnl. Veniamo al 7 luglio del 2005 quando Massimo D’Alema interviene in una telefonata tra Nicola La Torre e Gianni Consorte. Consorte spiega a D’Alema che riusciranno ad avere circa il 70% di Bnl. E D’Alema replica: «Facci sognare». Si passa poi al 17 luglio 2005 l’allora numero uno di Unipol Gianni Consorte disse a Piero Fassino, segretario dei Ds - sempre secondo quanto risulta da una delle 73 telefonate di cui hanno preso visione i legali. «Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell’operazione ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini».

Ricucci scherza: «Datemi una tessera dei Ds»
Si passa poi al 18 luglio 2005. «Ormai, stamattina a Consorte gliel’ho detto, datemi una tessera perché io non ce la faccio più», dice ridendo quel giorno Stefano Ricucci parlando al telefono con Nicola La Torre, sempre secondo una delle trascrizioni depositate dal gip Clementina Forleo e che i legali degli 84 imputati dell’inciesta sulle scalate bancarie stanno esaminando. La Torre: «Stefano». Ricucci: «Eccolo il compagno Ricucci all’appello». Dice La Torre a Ricucci: «Ormai sei diventato un pericoloso sovversivo. Rosso oltretutto». Ricucci replica: «Ho preso da Unipol io tutto, tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con Unipol».

I Ds: «A Milano circo mediatico illegale»
Durissima la reazione dei Ds. «Come non era difficile prevedere, ed era stato da noi previsto, a Milano il Tribunale si è trasformato in una sorta di circo mediatico illegale nel quale il nostro sistema di garanzie è stato travolto da una farsa indecorosa», afferma in una nota il senatore dei DS Guido Calvi in merito alla vicenda delle intercettazioni Unipol. «Alla dr.ssa Forleo - aggiunge - era stato obiettato non la legittimità dell’atto ma la sua intempestività, in quanto avrebbe facilitato la desecretazione delle carte processuali con conseguente lesione della doverosa tutela della segretezza dell’indagine e della riservatezza degli indagati e soprattutto dei terzi». «È augurabile - conclude Calvi - che la Procura della Repubblica di Milano, avanti allo scempio che sta avvenendo nel Palazzo di Giustizia, intervenga, come è suo dovere, per impedire che siano commessi fatti evidentemente qualificabili come reati e prosegua questa sconcertante sequela di momenti indecorosi per la giustizia e per il Paese».

Il tribunale di Milano annuncia verifiche
Intanto il quotidiano online Affaritaliani.it attribuisce al presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, a commento delle notizie sulle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata Unipol ad Antonveneta che sono iniziate a circolare a Palazzo di Giustizia. «Speravo che le nostre misure sarebbero bastate. Ma qualcuno, evidentemente, si è mosso prima. Ora verificherò quanto sta avvenendo». È la frase che il quotidiano Affaritaliani.it attribuisce al presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, a commento delle notizie sulle intercettazioni nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata Unipol ad Antonveneta che sono iniziate a circolare a Palazzo di Giustizia. Le parole del presidente del Tribunale meneghino sono state raccolte dal direttore del quotidiano online Angelo Maria Perrino a margine dell’assemblea di Assolombarda.

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…22562girata.asp

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ARRIVA LA BUFERA - DOPO MEDIOBANCA LO SCONTRO SARÀ SU TELECOM: IN ARRIVO: LA CONCLUSIONE DELLE VERIFICHE FISCALI AVVIATE, ORMAI DA QUALCHE TEMPO, DALLA GUARDIA DI FINANZA - SECONDO LE PRIME ANTICIPAZIONI, SI STANNO CONCLUDENDO CON RILIEVI PESANTI…

Fabio Tamburini per “Il Sole 24 Ore”

Il primo nodo che va sciolto è l’assetto al vertice di Mediobanca. Poi, in tempi brevissimi, certamente prima dell’estate, il nuovo sistema di governance duale affronterà il battesimo del fuoco,con l’ex numero uno di Capitalia, Cesare Geronzi, alla guida del consiglio di sorveglianza. Tra le scelte da fare spiccano quelle per Telecom, a partire dalle verifiche su uomini e incarichi alla guida del gruppo, rese più facili dal passaggio delle consegne tra Marco Tronchetti Provera e i nuovi azionisti, con Mediobanca, UniCredit Group e Banca Intesa nella stanza dei bottoni insieme agli spagnoli di Telefonica.
Decisioni che andranno prese facendo i conti con almeno un paio di variabili da tenere in considerazione. Senza dubbio l’andamento pesante del titolo in Borsa, che ha quotazioni nettamente inferiori al prezzo pagato da Telefonica e dai nuovi azionisti bancari. Ma anche, forse, una novità in arrivo: la conclusione delle verifiche fiscali avviate, ormai da qualche tempo, dalla Guardia di finanza. Indagini accurate, che risalgono nel tempo e hanno passato al setaccio la contabilità aziendale. E che, secondo le prime anticipazioni, si stanno concludendo con rilievi pesanti. Ennesima conferma che la storia di Telecom è tormentata, ricca d’imprevisti e colpi di scena clamorosi. Tanto più che le inchieste avviate dalla magistratura milanese sono ancora in pieno svolgimento (solo pochi giorni fa è stato scarcerato Giuliano Tavaroli, l’ex responsabile della sicurezza del gruppo).
Per quanto riguarda il management, le verifiche partiranno dal presidente Pasquale Pistorio, nominato da Tronchetti Provera poco prima dell’uscita di scena al posto di Guido Rossi, con cui la rottura era risultata irreversibile. Rapporti, quelli tra Tronchetti Provera e Pistorio, che rimangono eccellenti, come conferma chi li ha visti chiacchierare amabilmente giovedì scorso, seduti vicini alla cena organizzata a Milano dalla Fondazione Veronesi. La convinzione più diffusa è che Pistorio sia destinato a passare la mano, dando la possibilità ai nuovi azionisti di nominare il manager su cui puntare.
Ma non è detto che finisca così. Anche perché finora sia il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, sia l’amministratore delegato, Corrado Passera, lo hanno invitato a non farsi intimorire, a tenere botta respingendo al mittente ogni intervento a gamba tesa del ricco parterre dei grandi azionisti. Certamente gli spagnoli di Telefonica sono pronti a brindare per la nomina di Gabriele Galateri di Genola, in rapporti eccellenti con il presidente di Telefonica, Cesar Alierta, con cui ha frequentato negli anni giovanili l’americana Columbia University. E la nomina di Galateri, l’attuale presidente di Mediobanca, ha sponsor di peso in piazzetta Cuccia, perché libera una poltrona di spicco: la presidenza del comitato di gestione, certo non destinata a Geronzi, che salirà alla presidenza del comitato di sorveglianza.
Meno gettonato risulta il ritorno di Rossi alla presidenza Telecom, mentre l’alternativa vera è una vecchia conoscenza del gruppo: Roberto Colaninno, in passato scalatore di Telecom e ora azionista di comando della Piaggio. Colaninno ha le carte in regola con Intesa Sanpaolo ma, al tempo stesso, è assai legato a Geronzi. È però diventato imprenditore, non più soltanto un manager. Di conseguenza, il suo eventuale arrivo richiede l’entrata in scena come azionista. Più facile da scrivere che da realizzare.

http://213.215.144.81/public_html/articolo_index_32336.html

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COMMENTO:
Bancopoli si è riaperta…
tutto può succedere…
Mi viene in mente in questo momento, il mitico film di Brian DePalma, con Sean Penn e Michael J.Fox,
"CASUALTIES OF WAR" (titolo Italiano era: Vittime di Guerra)
Perché anche se quel film tratta cose più serie (e realmente accadute), il concetto di fondo è davvero interessante.
Quando c’è una guerra ci sono anche vittime che non c’entrano niente.
Bene, qui la guerra è cominciata….
Le vittime spesso hanno colpe eccome, nel nostro caso i politici Italiani sono una vergogna quindi….
Però forse molti verranno tirati in mezzo in questa vicenda anche se non hanno colpe effettive (basta pensare alle famiglie ecc)
Staremo a vedere che succederà.
Per le intercettazioni riguardanti la Juve i carabinieri di Roma hanno concesso le loro informative che sono finite in edicola.
Per queste intercettazioni invece presidiano le cancellerie per evitare che vengano pubblicate.
Poi però alla fine vengono pubblicate ugualmente….
Speriamo di non essere troppo severi e di mantenere un equilibrio mentale decente, perché siamo diventati molto cattivi dal 31-08-2006 a questa parte.
(Io dal 23-05-2006)
Galateri alla presidenza telecom?
Guarda i casi della vita…… uno Juventino…..
(e uomo di Umberto Agnelli)
Di Guido Rossi si comincia a parlarne finalmente….
Secondo me non andrà in gabbia solo per limiti di età.
Per il resto comincerà una pensione forzata….
Poi a Milano si occuperanno anche del resto della cricca, (spectra)….
(M&M&C Marco Massimo Carlo ci siete?)
"Baffetto l’hai fatta nel letto" e "Fassini vari" saranno attaccati pesantemente.
Prodi e Rifondazione diventeranno sempre più leader nel governo e forse verrà finalmente estromessa la classe dirigente legata a TronchettiGeronzi &C.
E adesso nel buio c’è qualcuno che prepara anche l’incaprettamento di Silvio.
Se cade il governo si va alle elezioni, ma i moltissimi parlamentari "giovani" e alla prima legislatura, vogliono ancora aspettare perché altimenti non hanno diritto alla pensione.

Buona guerra a tutti.
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» 2007-06-11 18:32
Mediobanca: Geronzi presidente Cs
Patto di sindacato espresso all’unanimita’

(ANSA)- MILANO, 11 GIU - Il patto di sindacato di Mediobanca si e’ espresso all’unanimita’ su Cesare Geronzi presidente del consiglio di sorveglianza della banca.
Lo hanno affermato alcuni dei soci all’uscita dell’assemblea del patto.
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COMMENTO:
Geronzi è un osso molto duro.
Sarà quello più ostico da abbattere.

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» 2007-06-12 19:50
INTERCETTAZIONI: GIUDICI, CAUTELE RISPETTATE

MILANO - "Legittimamente è stato consentito alle parti processuali di prendere visione delle trascrizioni depositate" con le sole limitazioni ricavabili dalla legge-Boato. E’ quanto scritto in un comunicato dei presidenti del Tribunale e della Corte d’Appello di Milano, Livia Pomodoro e Giuseppe Grechi. Nella nota di Livia Pomodoro e Giuseppe Grechi è spiegato che "con la richiesta del pm al gip era già caduta ogni limitazione di conoscibilità del contenuto di tali intercettazioni per le parti processuali, tant’é che queste ultime erano già state messe in condizione dalla Procura di ascoltare il supporto fonico di tali intercettazioni". "Nessun reclamo - è scritto ancora - di qualsiasi natura, era stato a suo tempo avanzato avverso l’ordinanza del gip dott.ssa Forleo, la quale sin dal 30/03/2007, aveva disposto, con ampia motivazione, la trascrizione delle intercettazioni". I due magistrati affermano anche che "le cautele specificamente adottate dall’ufficio gip allo scopo di garantire, contemporaneamente, le prerogative parlamentari e gli indefettibili diritti della difesa sono state doverosamente e tempestivamente comunicate ai presidenti del Parlamento, al ministro della Giustizia e al vice presidente del Csm, nonché, successivamente, rispettate in modo rigoroso; non appartiene alla responsabilità degli uffici giudiziari - conclude il comunicato - la valutazione preventiva circa le modalità di esercizio della libertà di informazione in presenza di limiti alla pubblicabilità di atti giudiziari".

GRECHI: ADOTTATE CAUTELE MAI VISTE
"L’Ufficio gip aveva adottato delle cautele che non si erano mai viste" per evitare la diffusione delle intercettazioni che vedevano coinvolti parlamentari nella vicenda Antonveneta. Lo ha detto il presidente della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Grechi, parlando con i giornalisti. "Erano state adottate cautele che non si erano mai viste - ha detto Grechi - forse abbiamo fatto anche più di quello che dovevamo".

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» 2007-06-12 19:08
La polemica politica
VERTICE DS: PER ORA NO INIZIATIVE LEGALI

Vertice-fiume della presidenza della Quercia stamattina in via Nazionale. I big del partito hanno affrontato, a quanto si apprende, i principali nodi politici della maggioranza, e per quanto riguarda la vicenda delle intercettazioni non avrebbero deciso per ora di intraprendere le vie legali. E’ durata oltre tre ore la riunione della presidenza del comitato politico del partito alla quale hanno partecipato il segretario Ds Piero Fasino, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, il sindaco di Roma Walter Veltroni, il presidente della Campania Antonio Bassolino, i senatori Nicola Latorre e Massimo Brutti, e i deputati Marina Sereni e Vittoria Franco. All’uscita consegna del silenzio e bocche cucite sulla fuoriuscita di notizie dalle intercettazioni che toccano i vertici del partito. Alla domanda se nella riunione si è discusso di intraprendere iniziative legali, il senatore Brutti ha risposto: "No, è stata solo una discussione di carattere politico". Il primo a lasciare la presidenza è stato il sindaco di Roma. Poco dopo sono usciti D’Alema e Latorre. No comment dal ministro degli Esteri, mentre il senatore Latorre, coinvolto nelle intercettazioni, si è lasciato andare ad una battuta: "Non parlo, parlo solo per telefono".

GARANTE PRIVACY: NO ELEMENTI PER INTERVENTO
Non ci sono allo stato elementi per un "intervento d’ufficio" del Garante per la Privacy sul tema delle intercettazioni depositate dal Gip milanese Clementina Forleo. Lo spiega lo stesso presidente dell’ Autorità garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, raggiunto a Berlino dall’ANSA. "La ragione è che non sono coinvolti allo stato dati sensibili su aspetti più delicati come quelli relativi alla sfera sessuale o ad appartenenze etniche o invasioni specifiche ed evidenti della sfera privata". Insomma, "non sono state violate allo stato le norme che il giudice ha ritenuto di predisporre". Naturalmente, aggiunge Pizzetti, "l’ufficio del Garante segue con attenzione la vicenda" mentre "rimangono fermi iconsueti principi secondo cui la notizia deve avere un chiaro interesse pubblico per giustificarne la pubblicazione" e i richiami ai giornalisti "al rigore dei principi del codice deontologico dei giornalisti".

COSSIGA: DA DL GUERRA CRUDELE CONTRO I DS
"Nulla più dico, perché sono stato avvertito che non sarebbe gradito, di questa ingiusta e crudele guerra a forza di veleni, con il concorso di importanti organi di stampa e forse anche di settori deviati della magistratura, che la Margherita sta combattendo contro i Ds". Lo afferma in una dichiarazione il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

AMATO: E’ FOLLIA TUTTA ITALIANA
"E’ evidente che tutto questo mi lascia perplesso, ed uso una parola tenue. In passato ne ho usate di forti per esprimermi su questa follia tutta italiana":lo ha detto il ministro degli Interni, Giuliano Amato,rispondendo a una domanda sulla vicenda intercettazioni. Parlando in una pausa dei lavori del Consiglio Ue Giustizia e Interni, Amato ha aggiunto che la "follia tutta italiana" è che "qualunque cosa venga detta al telefono, se tocca incidentalmente un processo, esce. Quale che sia la sua rilevanza. E’ chiaro che il sistema non funziona". Amato ha aggiunto che "non è possibile che dalle sedi giudiziarie esca tutta questa roba, non abbiamo trovato ancora il modo di affrontare il problema".

D’AMBROSIO: SI TORNA AI TEMPI DEL SIFAR
"Se si fanno uscire ora le trascrizioni delle intercettazioni vuol dire che si vogliono utilizzare per la lotta politica". Lo afferma Gerardo D’Ambrosio, senatore diessino ed ex procuratore della Repubblica di Milano. "Alla riservatezza sancita dalla Costituzione - osserva D’Ambrosio - si può venire meno solo se ci sono esigenze processuali. Altrimenti si finisce con l’aiutare la strumentalizzazione di cose per la lotta politica". Si torna indietro nel tempo quando tutto veniva utilizzato per la lotta politica, "come ai tempi del Sifar quando si facevano le veline per farle utilizzare contro l’avversario politico". Secondo il senatore D’Ambrosio "c’é un degrado anche in questo senso. Se un fatto è penalmente rilevante nulla questio, in caso contario le intercettazioni devono essere accantonate". Quanto alla paternità di chi ha fatto trapelare le indiscrezioni D’Ambrosio parla di "responsabilità strane. Questo modo ha favorito chi aveva già queste intercettazioni. Non credo che chi è tenuto al segreto abbia una memoria così formidabile da riportarle parola per parola. Chi ha deciso di farle uscire ora le aveva già da tempo. D’altra parte quella relativa a Fassino mi risulta sia uscita un anno e mezzo fa".

MASTELLA: CHIESTA RELAZIONE A UFFICI MILANO
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto una "relazione dettagliata" al presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro e al presidente della Corte d’Appello Giuseppe Grechi su quanto è accaduto ieri dopo il deposito delle trascrizioni delle intercettazioni per l’inchiesta Antonveneta. Uscendo dal Senato, il ministro ha detto di avere chiesto spiegazioni a partire dal fatto che "oggi ci sono pagine di giornale molto dettagliate" relative ai colloqui. "Pomodoro e Grechi - ha precisato il Guardasigilli - hanno il mio apprezzamento indiscusso". Ma Mastella ha chiarito che la sua iniziativa vuole "sgombrare il campo dalle ombre su questa vicenda".

FIORANI: RICUCCI SDOGANATO DA FI E DS
"La vera mente finanziaria del paese è Ricucci che viene sdoganato sia da Berlusconi che da Fassino, il che è il colmo dei colmi. Ma positivo dico io, eh!". Così l’allora amministratore delegato della Banca Popolare Italiama Gianpiero Fiorani si rivolgerebbe al senatore di Forza Italia Luigi Grillo, molto vicino all’ex governatore di bankitalia Antonio Fazio, durante una telefonata intercorsa tra i due il 10 luglio 2005 nel corso delle scalate ad Antonveneta e Unipol. La telefonata è una di quelle contenuta nella perizia depositata ieri dal Gip Clementina Forleo di cui l’ANSA è venuta a conoscenza attraverso fonti autorizzate a prenderne visione. Nel periodo in cui avvenne quella conversazione tra Fiorani e ed il sen.Grillo, Ricucci era impegnato sul fronte Antonveneta in appoggio alla Bpi di Fiorani (ex Popolare Lodi), in Bnl dove vendette la sua quota a Unipol, e su Rcs dove tentò una scalata finanziata dalla banca lodigiana.

DDL INTERCETTAZIONI DA PROSSIMA SETTIMANA COMMISSIONE SENATO
La Commissione Giustizia del Senato comincerà dalla prossima settimana ad esaminare il disegno di legge Mastella sulle intercettazioni. A renderlo noto è il relatore del provvedimento Felice Casson (Ulivo). "Entro il 31 luglio - spiega Casson - dovremmo riuscire ad approvare la riforma dell’ordinamento giudiziario perché altrimenti scade. Ma già dalla prossima settimana saremo al lavoro sul disegno di legge Mastella per le intercettazioni che, molto probabilmente, dovrà essere cambiato". Secondo il senatore dell’Ulivo, infatti, il provvedimento dovrà essere riesaminato sostanzialmente sotto due punti di vista: quello delle sanzioni per i giornalisti e quello di norme più efficaci per evitare "fuoriuscite di documenti sensibilizzando di più magistrati e polizia giudiziaria". "Sul fronte delle intercettazioni - sottolinea Casson - ci sono tre diritti costituzionalmente protetti da tutelare: quello dell’art. 21 e cioé la libertà di informazione, la tutela della privacy e il diritto alla difesa. Ecco, si dovrebbe trovare un vero punto di equilibrio tra questi tre diritti". "Se modifichiamo il testo si allungano i tempi? Può darsi - risponde Casson - ma non bisogna stare dietro alle notizie su temi così importanti e delicati. Le cose vanno fatte per bene e la fretta è cattiva consigliera. Del resto abbiamo visto che quando si fanno le cose soltanto spinti dall’incalzare degli eventi, si adottano soluzioni che non risolvono i problemi".

CHITI: IGNOBILE USO PER AGGRESSIONE POLITICA
"L’uso disinvolto di telefonate personali che non costituiscono reato per una campagna di aggressione politica è ignobile". Lo ha detto il ministro per le riforme Vannino Chiti (Ds) commentando le intercettazioni pubblicate oggi sui mezzi di comunicazione. Ed è ignobile, secondo il ministro, non perché "uno fa parte di uno schieramento o di un altro". Secondo Chiti, tra l’ altro, non c’ è da sorridere neppure pensando al fatto "che ci siano garantisti a fasi alterne, cioé garantisti a seconda di chi viene toccato - ha concluso -; questo è un altro elemento che non fa bene al nostro paese".

ansa.it
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Abbiamo una banca, ma non uno stato di diritto
Max-facci-sognare-D’Alema ha ragione: non siamo uno stato di diritto.
Non si capisce, però, come mai non l’abbia mai detto quando quello che oggi accade a lui – tutto sommato pochino – è capitato a centinaia tra avversari politici, soubrette e dirigenti di squadre per cui non fa il tifo.
(Quanto al merito politico: non dovrebbe spiegare come mai ai tempi dei furbetti si indignava con chi metteva in relazione i Ds con la sognante scalata Bnl dell’Unipol?)
12 giugno - christian rocca

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Mediobanca, Geronzi al vertice del consiglio di sorveglianza e del patto di sindacato.
Marchetti lascia la presidenza

Mediobanca ha un nuovo presidente, Cesare Geronzi, un presidente in meno, Piergaetano Marchetti e un presidente ancora da nominare, Gabriele Galateri. L’assemblea del patto di sindacato ha riservato più di una sorpresa, ma in direzioni impreviste. Il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, è stato designato come previsto alla guida del prossimo consiglio di sorveglianza, che sarà nominato all’assemblea straordinaria del 27 giugno. Ma Geronzi raddoppia (all’unanimità): è stato nominato ieri anche presidente del patto al posto di Piergaetano Marchetti che, dopo aver riscritto la governance di Mediobanca secondo il modello dualistico, ha chiesto di non essere rinnovato nella carica per potersi concentrare su Rcs, di cui è presidente.
Il consiglio di gestione, composto dai manager dell’istituto, sarà invece nominato dopo l’assemblea del 27 dal nuovo consiglio di sorveglianza. Candidato alla presidenza resta il presidente della banca, Gabriele Galateri, mentre Alberto Nagel dovrebbe essere promosso consigliere delegato e Renato Pagliaro direttore generale. Non è ancora stato stabilito il numero dei componenti del board, ma ci sarebbe l’orientamento di fermarsi a quattro, oltre questa soglia la legge prevede l’innesto di un "esterno". Come anticipato dalle indiscrezioni (dietro il "no comment" ufficiale), l’a.d. di UniCredit, Alessandro Profumo, ha deciso di fare un ulteriore passo indietro, non candidandosi per il consiglio di sorveglianza. Profumo già col vecchio sistema di governance si era dimesso dal comitato esecutivo per limitare le aree di potenziale conflitto d’interessi.
La lista per il supervisory board comprende comunque tutti i 21 nomi che raggiungono il tetto previsto. Sono stati confermati in sostanza quasi tutti i consiglieri di amministrazione, con l’eccezione di Profumo che, appunto, non ha voluto candidarsi, Gianluigi Gabetti (che era stato espresso da Fiat, uscita dal patto), Berardino Libonati (candidato alla vice-presidenza di UniCredit-Capitalia), e Roberto Colaninno (azionista di Capitalia, ma non di Mediobanca). Due i nuovi ingressi: Roberto Bertazzoni e Pietro Ferrero. Il peso dei due maggiori soci bancari, UniCredit e Capitalia, prossimi alle nozze si è dimezzato. Nel cda esprimevano tre consiglieri ciascuno, nel nuovo consiglio di sorveglianza avranno tre rappresentanti: Dieter Rampl, Fabrizio Palenzona (rispettivamente presidente e vice-presidente del gruppo UniCredit) e Bertazzoni.
Il presidente designato è "fuori lista". Cinque i consiglieri scelti dall’elenco dei revisori dei conti, contro i tre previsti come minimo. Se le minoranze dovessero presentare proprie liste per esprimere due consiglieri — ma il termine scade stasera e né Assogestioni né il gruppo Zunino, che ha oltre il 2% fuori patto,pare abbiano intenzione di farsi avanti — due dei revisori, Alessandro Trotter e Paolo Sfameni, si ritirerebbero. Resterebbero Angelo Casò, Eugenio Pinto e Gabriele Villa. L’assemblea dei grandi soci ha approvato anche la bozza del nuovo accordo, che avrà durata fino al 31 dicembre 2009, e ha nominato il direttivo del patto. Sarà presieduto da Geronzi, e ne faranno parte anche Alessandro Profumo, Dieter Rampl, Tarak Ben Ammar, Vincent Bollorè, Ennio Doris, Salvatore Ligresti, Giampiero Pesenti e Marco Tronchetti Provera.
Per Giancarlo Cerutti, azionista di Piazzetta Cuccia e presidente del Sole-24 Ore «si è aperta una fase nuova nella lunga vita di Mediobanca. Da azionista — ha aggiunto — ho molto apprezzato la scelta autonoma di Unicredit e Capitalia di cedere metà delle loro quote per dimostrare quanto il ruolo indipendente di Mediobanca sia una risorsa per l’intero sistema finanziario del nostro Paese». È stato infine confermato l’impegno a dismettere la quota dell’8,6% che fa capo a UniCredit, con mandato a Mediobanca per ricollocare la quota fino al 31 dicembre 2007. Super UniCredit resterà con il 9,39% nel patto e nel caso che restino azioni eccedenti trascorsi 15 giorni dall’efficacia della fusione si impegnerà a non esercitare il diritto di voto nell’assemblea dei partecipanti. Il gruppo C, degli investitori internazionali, non salirà oltre il tetto previsto dell’11%, con il possibile ingresso di un nuovo socio scelto dai "francesi". È stato però eliminato il put (diritto a vendere) a favore del gruppo C, previsto dal vecchio patto nel caso in cui determinate delibere del consiglio di amministrazione della banca non avessero ottenuto l’ok di Bolloré & soci.

fonte: ilsole24ore.com
12-06-2007
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12 Giugno 2007
A Abbottonatissimo

D’Alema facci sognare: togliti dalle palle!
Il trio D’Alema, Latorre, Fassino si è esibito nella intercettazione dell’estate. Quella di due anni fa. Ricucci è finito in galera. Fiorani pure. Consorte e Gnutti quasi. Loro sono andati al Governo.
Le frasi dei diessini passeranno alla storia.
D’Alema che vuole sognare. Ricucci che chiede la tessera del partito. Latorre, il braccio ambidestro di D’Alema, che dice che Fassino non capisce un tubo. Noi lo sospettavamo, ma le conferme fanno sempre piacere.
I partiti si occupano di finanza, di soldi, non dei problemi dei cittadini. Frequentano, incoraggiano personaggi ambigui. Diciamo dei delinquenti. E ce lo dicono pure.
Per D’Alema che “non ha mai parlato con Ricucci”, il vero problema sono le intercettazioni: “La vicenda è grave dal punto di vista culturale. Primo: è arrivato il momento di recuperare una questione di principio per cui non si danno in pasto ai giornali telefonate senza rilievi penali. Secondo: tutto il mondo politico parla con imprenditori e uomini della finanza. E’ normale. Se trovassero tutti i miei colloqui con industriali italiani ci potrebbero riempire un libro. Se questi colloqui non configurano un reato, non si può mettere tutto su Internet”.
Fassino è allineato, lui, lo ha detto nelle intercettazioni, è “abbottonatissimo”.

A Abbottonatissimo
sotto i raggi del sole,
Consorte facci sognare,
con la BNL abbracciata con te.
A Abbottonatissimo
a due passi dal mare,
come è dolce sentire Ricucci
respirare con me.
Sulle labbra tue dolcissime
un profumo diessino
sentirò per tutto il tempo
di questa banca d’amor.
Quando il conto tuo nerissimo
tornerà di nuovo pallido,
questi giorni con Latorre in riva al mar
non potrò dimenticar.
A Abbottonatissimo
sotto i raggi del sole,
Consorte facci sognare
con la BNL abbracciata con te.
A Abbottonatissimo.
beppegrillo.it

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INTERCETTAZIONI TELEFONICHE UNIPOL-BNL:
L’ITALIA, UN PAESE DI SPIONI

(PRIMA) ROMA - Polemiche ed ancora polemiche. Le nuove, si fa per dire, intercettazioni sul caso Unipo-Bnl "segretissime" e che invece sono apparse su tutti i giornali italiani, in barba ad ogni minimo straccio di rispetto della privacy altrui, sono il caso politico del momento. Già, perchè nelle intercettazioni ci sono finiti anche esponenti di primo piano come Fassino e D’Alema. E l’accanimento, così come sarebbe avvenuto anche con politici dell’attuale opposizione, è stato puntuale da parte di tutti gli organi d’informazione. L’Italia è un Paese ormai dove la giustizia si cerca di fare solo a suon di intercettazioni telefoniche. Così è scoppiata Calciopoli sulla quale francamente non si è capito molto se non che servisse per far fuori la Gea e la famiglia Moggi dal mondo del calcio. L’Italia è un Paese di spioni e di magistrati che ormai lavorano solo ed esclusivamente sull abase delle intercettazioni telefoniche. Vedi ad esempio anche Vallettopoli. Possibile che nessunoriesca più ad effettuare indagini con modalità diverse? E per quanto rigurda certe intercettazioni, come quelle spiattellate all’opinione pubblica, mnon si sa bene da chi, in questi giorni, quanto sono penalmente rilevanti? Francamente sembra proprio che lo stile "Grande Fratello" sia entrato dovunque: nella politica, nelle sedi giudiziare. E chi paga? Sempre e solo il contribuente. Un fenomeno che ora spinge la politica ad accelelrare il varo di una legge che disciplini l’uso delle intercettazioni. Ma al di là della legge, ci chiediamo: se le intercettazioni, o meglio le trascrizioni, passano nelle mani di uno sparuto gruppo di persone ben identificate, dalle forze dell’ordine, al magistrato ed al cancelliere del Tribunale ad esempio, come mai i nostri arguti investigatori non riescono mai a scoprire chi li abbia fatti uscir fuori e finire nelle redazioni dei giornali? Ci viene il sospetto che per scoprire i responsabili delle fughe di notizie, i magistrati abbiano bisogno di ricorrere ad ulteriori intercettazioni telefoniche. Una catena che non si spezza mai.
(PRIMA)

Data: 13/06/07 12:25
Autore: RED-PA

http://primapress.it/index.php?pagina=inc/…amp;id_stringa=

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» 2007-06-13 14:26
INTERCETTAZIONI: PRODI, CAMPAGNA PERICOLOSA

ROMA - "Pagine intere di giornali e ore di trasmissioni televisive dedicate alla trascrizione e alla diffusione di intercettazioni telefoniche che nulla mostrano e dimostrano rischiano di alimentare un clima di scontro e di disagio verso le istituzioni e la politica che è inopportuno e pericoloso". Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio Romano Prodi. "Nel ribadire la totale fiducia verso gli esponenti politici toccati da questa sgradevole polemica e sottolineando ancora una volta il rispetto per l’operato dei giudici - prosegue il premier - non posso che auspicare la più rigorosa discrezione nel pubblicizzare aspetti privati dei singoli, distinguendo gli atteggiamenti e i comportamenti dai fatti realmente compiuti".

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» 2007-06-13 14:34
Telecom: concluso cda su strategie
I consiglieri, nessun ricambio vertici o presidenza

(ANSA) - MILANO, 13 GIU - E’ terminata, dopo circa tre ore la riunione del consiglio di amministrazione di Telecom. Il comitato strategie ha fatto un resoconto del suo lavoro al board ‘ma niente di formale’ ha commentato all’uscita uno dei consiglieri,Claudio De Conto.In attesa di un comunicato i partecipanti hanno tutti confermato che non si e’ parlato di ricambio dei vertici ne’ di un cambio alla presidenza.’Non era all’ordine del giorno’, ha risposto Gilberto Benetton.

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» 2007-06-13 16:29
Telecom approva bilancio per Sec
Entrata nel Ftse4good Environmental Leaders Europe 40 Index

(ANSA) - MILANO, 13 GIU - Il cda di Telecom ha approvato l’Annual Report per il 2006 (Form 20-F) da inviare alla Sec, come si apprende da una nota diffusa al termine. E ha approvato il progetto di fusione per incorporazione in Telecom Italia di Progetto Italia ‘in un’ottica di razionalizzazione societaria di tutte le attivita’ di valorizzazione dell’immagine del gruppo’. Telecom e’ entrata nel Ftse4good Environmental Leaders Europe 40 Index, l’indice dei titoli delle aziende che hanno avuto i migliori risultati ambientali.

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» 2007-06-13 13:17
Intercettazioni: Prodi, clima scontro
Premier, totale fiducia verso politici intercettati

(ANSA) - ROMA, 13 GIU - Quella sulle intercettazioni e’ una ‘campagna pericolosa’. Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio Romano Prodi.’Pagine intere di giornali e ore di trasmissioni tv dedicate alla trascrizione e alla diffusione di intercettazioni telefoniche (…) rischiano di alimentare un clima di scontro e di disagio verso le istituzioni e la politica che e’ inopportuno e pericoloso’ ha detto Prodi che ribadisce ‘la totale fiducia verso gli esponenti politici toccati’.

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» 2007-06-13 18:23
Mastella: "Freno a intercettazioni"
Il ministro: "se un giornalista scrive il falso, paghi"

(ANSA) - LUSSEMBURGO, 13 GIU - "Prima dei giornalisti ho il dovere di tutelare i cittadini". Lo ha detto Clemente Mastella a proposito di intercettazioni. Il ministro della Giustizia, a margine del Consiglio dei ministri Ue a Lussemburgo, ha parlato di "forma di incivilta’ democratica".
"Se un giornalista - ha detto ancora Mastella - scrive cose faziose che non rispondono al vero, e’ giusto che paghi.
Questo non significa mettere la museruola. Ma i cittadini non possono essere esposti a ludibrio".

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Il Guardasigilli alla ricerca di chiarezza sulla fuga di notizie

Mastella vuole mandare gli ispettori a Milano
di Dimitri Buffa

“Vengono fuori a frotte i neo garantisti. Sono gli indignati speciali , quelli che vorrebbero le garanzie a corrente alternata. Utili quando colpiscono gli avversari, dannose quando colpiscono loro. Quindi vanno bene le intercettazioni che servono , vanno male le intercettazioni che danneggiano, perché scoprono i propri altarini”. Le parole del vicepresidente della Camera Alfredo Biondi vanno non bene ma benissimo per descrivere l’ipocrisia del day after della Quercia dopo le chiacchierate telefoniche rese pubbliche dalla procura di Milano e dall’ufficio Gip. Naturalmente la scuola di pensiero di questi improvvisati garantisti sta cercando adesso un comodo capro espiatorio nei giornalisti da mettere in galera. Come esige l’ex capo della procura milanese Francesco Saverio Borrelli, e come si appresta a fare il governo che fra poco varerà il pessimo disegno di legge in materia che porta il nome del Guardasigilli Clemente Mastella. Il quale ha riferito ai giornalisti di aver inviato una lettera al presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, e al presidente della Corte d’Appello Giuseppe Grechi, per chiedere una relazione dettagliata su quanto è accaduto l’altro ieri a proposito delle trascrizioni delle intercettazioni per l’inchiesta Antonveneta.

“Ci sono pagine di giornali molto dettagliate - ha spiegato Mastella - a meno che non ci sia un Pico della Mirandola… nessuno mi convincerà, o convincerà 60 milioni di italiani, che quanto letto oggi sia stato riportato da sei avvocati, in presenza di aiutanti della polizia giudiziaria..” Belle parole se poi si fosse conseguenti andandosela a prendere con i magistrati e gli ufficiali di polizia giudiziaria che, per chi è un addetto ai lavori o lo è stato, sono gli unici che possono fare uscire le notizie e le carte delle inchieste. Ma la vulgata ieri voleva in galera i cronisti e a tirare le fila di questo forcaiolismo ancora una volta il ministro dell’Interno Giuliano Amato, con la stesa logica perversa con cui vorrebbe vietare la prostituzione di strada mandando in carcere i clienti. Moralismo a tanto al chilo spacciato per fine ragionamento politico. Amato infatti scopre l’acqua calda e dice che “è chiaro che il sistema non funziona” e che “qualunque cosa venga detta al telefono, se tocca incidentalmente un processo, esce, quale che sia la sua rilevanza”. Bene e allora? Nessuno spiega perché tutto ciò diventa un problema quando la figura di guano la fanno i Ds, Fassino e D’Alema per primi, e non quando invece a essere sommersi dal fango sono Berlusconi e soci. O, per rifarsi indietro nel tempo ai primi anni ’90, Craxi e i suoi. E si ritorna al discorso di Biondi secondo cui certa gente oggi si riscopre in massa garantista.

Magari accantonando pericolosi discorsi sul conflitto di interessi. Comunque almeno in Europa un italiano di buon senso sembra esistere, ed è il commissario per i settori giustizia, libertà e sicurezza Franco Frattini. Secondo cui la paventata galera per chi pubblicherà le intercettazioni è la classica toppa che è peggio del buco. Oltre ad essere palesemente incostituzionale. “Credo - ha detto Frattini- che sia un’impostazione giustizialista da respingere, Borrelli non è nuovo a uscite del genere”. Secondo il vice presidente della commissione sarebbe “molto meglio ricordare come si devono investigare e perseguire coloro che danno queste notizie ai giornalisti, poiché questo purtroppo è un fenomeno che proviene da cancellerie o da ambienti contigui agli uffici giudiziari”. Per cui, ha detto Frattini, “prima di punire penalmente i giornalisti bisogna punire i collaboratori infedeli dei magistrati e ovviamente quelli degli avvocati, se c’è una legge penale che lo prevede”. Ma in tutti e due i casi ci sono una parola e un aggettivo di troppo a rivelare l’ipocrisia di fondo bipartisan quando si parla di questo problema: cioè “collaboratori e infedeli”. Sono invece i rispettivi datori di lavoro i responsabili delle fughe di notizie nel 99% dei casi. E questi benedetti e “mitici” collaboratori sono solo una foglia di fico dietro cui nascondersi.

http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&a…773&aa=2007

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Servizio andato in onda a Ballarò

http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-…5E27297,00.html

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CALCIO: ‘’PANORAMA'’, ANCHE LUCIANO MOGGI SPIATO DALLA KROLL
GLI 007 AVREBBERO SCOPERO SISTEMA FRAUDOLENTO PER ACQUISTO
GIOCATORI IN SUD AMERICA

Roma, 14 giu. (Adnkronos) - ‘’La Kroll non spiava solo il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ma anche Luciano Moggi e il calcio italiano: lo rivela Panorama in edicola da domani. Nel 2004, due anni prima dell’esplosione di Calciopoli, la piu’ importante agenzia investigativa del mondo,indago’ sull’ex direttore generale della Juventus e sulla Gea World spa, la societa’ di procuratori collegata a Moggi e sotto inchiesta a Roma'’. Lo rivela ‘’Panorama'’, svelando che ‘’nel noto dossier Tokyo redatto da Kroll su Telecom Italia c’e’ un capitolo sul ‘Calcio Brasiliano”’.
In particolare, scrive il settimanale, ‘’la Kroll afferma che inseguendo il tesoro (mai trovato) di Calisto Tanzi ha scoperto ‘un sistema potenzialmente fraudolento per l’acquisto di calciatori in Sud
America’. Il crocevia di queste operazioni sarebbe lo studio di 2 avvocati si San Paolo. L’agenzia descrive il presunto sistema per creare fondi neri: il Parma Calcio, con denari della Parmalat, avrebbeacquistato giocatori in Uruguay, Brasile, Argentina, pagandoli molto di piu’ del prezzo di mercato. Quindi l’80-85% del denaro versato,attraverso alcune societa’ di comodo, sarebbe ritornato a Tanzi. Tra i giocatori coinvolti in questi trasferimenti ci sarebbero Hernan Crespo, Juan Sebastian Veron e Tino Asprilla'’. ‘’A questo punto - prosegue ‘Panorama’ - il discorso si sposta sulla Gea World che , secondo la Kroll, ‘potrebbe essere stata utilizzata como veicolo per pagamenti in nero alla ‘mente’ dietro
all’agenzia’. Quindi si legge ‘Moggi potrebbe aver intascato sino a 150 mila euro grazie al trasferimento, attraverso la Gea, di un calciatore poco noto’. Il motivo del compenso? Aver fatto salire le quotazioni del giocatore con la sua sola presenza in tribuna come osservatore. La fonte che avrebbe rivelato questo meccanismo? Per l’agente Kroll che ha compilato il dossier sarebbe M.A, il procuratore della squadra calabrese proprietaria del cartellino del calciatore ceduto a prezzo ‘gonfiato’. Secondo lo 007 esisterebbero anche le fotocopie di 10 assegni intestati a Moggi'’.

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Il segretario diessino parla al telefono con il presidente di Unipol
"Dice che fate la scalata senza avere soldi per gestirla"
Intercettazioni, Fassino a Consorte
"Abete si è lavorato Prodi"

Piero Fassino
ROMA - Un nuova intercettazione nell’ambito della inchiesta sulla scalata (fallita) di Unipol ad Antonveneta. Parlano, nuovamente, il leader Ds Piero Fassino e il presidente di Unipol Giovanni Consorte. E spunta il nome di Romano Prodi, citato appunto dal segretario della Quercia. La telefonata è successiva ad un incontro fra Fassino e il presidente della Bnl Luigi Abete, che il leader diessino aveva preannunciato a Consorte in una precedente telefonata, il cui contenuto era già venuto alla luce. Un colloquio intercettato in cui Fassino spiega a Consorte come Abete, abbia esternato al premier le perplessità sulla scalata in atto da parte dell’Unipol.

Ecco il testo.

Fassino: "E’ arrivato qui Abete tutto trafelato".
- Consorte: "Cosa voleva?"
- Fassino: "Non ho capito niente".
- Consorte: "Qual è la proposta?"
- Fassino: "Proposta non ce n’è, non ho capito niente. Abete ha lavorato Prodi dicendogli che fate l’operazione senza i soldi per gestirla".
- Consorte: "Ma questo lo dice lui".
- Fassino: "Io ti sto facendo il quadro".
- Consorte: "Ma, va bè, qual è la proposta".
- Fassino: "Ma non mi ha avanzato nessuna proposta".

Il nome di Luigi Abete è ricorrente nelle telefonate. Lo citano anche Consorte e il senatore Nicola Latorre.
I due, il 15 luglio 2005, si telefonano e Consorte dice che Bankitalia ha dato l’autorizzazione a salire al 15% e che se ne starebbe parlando con gli alleati.

- Consorte: "Sostanzialmente ci sono tutte le condizioni per fare l’Opa, facendo anche valore, al limite un pò più alto, per eliminare questa testa di c… di Abete che continua a imperversare, minaccia di qua e di là".
- Latorre: "Ho visto".
- Consorte: "Nicola ti devo salutare, fammi lavorare".

(13 giugno 2007)
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COMMENTO: NOTE A MARGINE

* Luigi Abete si è lavorato Prodi… (Fassino)

* CARRARO: Vabbè. Per forza, ma è sempre stato così, ehm il fratello di Abete, …Luigi intendo, che pure ha più personalità di lui, è il primo cameriere di Della Valle, nel senso che lui fa sempre le vacanze pagato da Della Valle, o all’albergo Cala di Volpe o sulla barca di Della Valle, cioè… è in Banca Nazionale del Lavoro solo perché Della Valle lo sostiene, eccetera! Pertanto, voglio dire, non c’è dubbio che sia così, eh? È un fatto…è un fatto… È un fatto un po’, un po’ politico ed un po’, perchè c’è anche un aspetto politico, eh? Perchè‚ tutto il Gruppo Della Valle, Innocenzo Cipolletta, Luca di Montezemolo eccetera, danno anche un contenuto politico! Basta leggere la…
MOGGI: No, no, ma è fuori dubbio questo!
CARRARO: Basta leggere l’atteggiamento che ha il Sole 24 Ore, eh? Allora, voglio dire, questo è un gruppo di potere che vuole mettere le mani sul calcio! Ma io lo avevo capito da tempo, e quando ho detto che me ne volevo andare, era anche perchè‚ capivo che… che noi siamo un’armata Brancaleone!

* Giancarlo Abete è il nuovo Presidente della Federcalcio e l’unico dirigente federale che non è rimasto invischiato nelle intercettazioni (che invece colpiscono Carraro e Mazzini), che gli hanno spianato la strada verso la carica tanto ambita da parecchio tempo…

* Grazie alle intercettazioni, Luigi Abete, mantiene la poltrona in BNL, visto che da li’ a breve a livello mediatico verranno svelati gli accordi per la scalata Unipol sulla banca romana…… Consorte "Abete che continua a imperversare, minaccia di qua e di là"…..

* Luigi Abete è nel Consiglio di Amministrazione di Tod’s di Della Valle

* Luca di Montezemolo, intimo amico di Luigi Abete, grazie alle intercettazioni, si libera degli scomodi nemici Moggi e Giraudo…

* Calciopoli scoppia appena si insedia il governo Prodi….

* La Gazzetta dello Sport, gruppo RCS (dove sono azionisti sia Della Valle, sia Tronchetti Provera, Montezemolo) è il cavallo di battaglia per la distruzione mediatica di Moggi e Giraudo…

* Il presidente di Confindustria e della Fiat. Luca Cordero di Montezemolo, non usa mezzi termini. Parla di necessità di "fare chiarezza". E di distinguere tra "chi fa impresa e chi trading immobiliare". In serata la vicenda Rcs torna ad infiammarsi. Nel mirino c’è ancora Stefano Ricucci, l’immobiliarista romano che da settimane rastrella azioni della società editoriale. E che solo ieri era stato difeso dal premier Silvio Berlusconi: "Disturba i poteri forti, per questo lo criticano"…la scalata a RCS non va in porto in seguito alle intercettazioni…

* Luca di Montezemolo è nel consiglio d’amministrazione di Indesit, gruppo industriale di Merloni, che è anche nel patto di sindacato di RCS; nello stesso consiglio di amministrazione siede Mario Greco, che ha stesso incarico alla Saras di Moratti….

* Luigi Abete, come Innocenzo Cipolletta, è membro del Consiglio d’Amministrazione di Fineldo, holding del gruppo Merloni…

* Gianmarco Moratti siede nei consigli di amministrazione della società editoriale del Coriere della Sera (gruppo RCS), in quello dell’Inter, in quello di BNL o ovviamente in Saras….

* Capitalia ha partecipazioni in Pirelli e in RCS

* Giuseppe Tronchetti Provera, oltre a far parte del Consiglio di Amministrazione della Camfin, maggiore azionista di Pirelli, siede nel Consiglio di Amministrazione del Mediocredito Centrale, la merchant bank di Capitalia, presideuta da Franco Carraro…

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NON RIESCO A COMPRENDERE PERCHÉ UNA COOP NON POSSA CONTROLLARE CON I SUOI SOLDI UNA BANCA, MENTRE MANAGER E PROF D’UNIVERSITÀ SÌ, ANCHE SENZA METTERCI SOLDI - PERCHÉ NON E’ STATA SOLLEVATA UNA QUESTIONE MORALE ANCHE PER LA FUSIONE PRODISTA DI BAZOLI?…

Francesco Cossiga per “Il Riformista”

Caro direttore, non mi intendo di banche ordinarie, non mi intendo di merchant bank, non mi intendo di grandi società di consulenza finanziaria, non mi intendo assolutamente di denaro. Mai me ne sono occupato a fini personali, non so se per onestà o soltanto per ignoranza, salvo che per finanziare legalmente il mio partito e le mie campagne elettorali: ma a quei tempi la classe politica non aveva varato ancora leggi sul finanziamento dei partiti come poi sull’abolizione di prerogative parlamentari derivanti dalla Magna Charta al fine di mettersi sotto il ricatto costante di un ordine giudiziario trasformatosi in “potere”.

Non mi voglio impicciare nella guerra scatenata da una parte della maggioranza contro l’altra, con il concorso di grandi organi di stampa, dei loro patron industriali e bancari, compresa la prudente tessera n.1 del Partito democratico (Carlo De Benedetti, ndD), e di settori della magistratura deviata. Tra l’altro la solidarietà espressa a esponenti della parte sotto attacco non è stata gradita, perché questa parte sin da tempi lontani non ha voluto e non vuole difendersi per non attaccare il potere giudiziario di cui è stata ed è ancora storica alleata (ricordiamo Cossiga, connivente con il terrorismo di Prima Linea, Gava complice della camorra, Andreotti colluso con la mafia e mandante d’omicidio, Darida ladro, corrotto e corruttore, Tabacci tangentista e concussore e oggi Cuffaro mafioso, e così via: l’elenco sarebbe troppo lungo); e anche perché chi li ha attaccati e li attacca sono i cofondatori del Partito democratico e i compagni di governo, e se si difendono rischiano di far saltare l’uno e l’altro. Se gli avversari fossero stati i berlusconiani, come sarebbe stato tutto più semplice…

Le scrivo questa lettera non per difendere chi è infastidito anche dall’essere difeso, ma per difendere me stesso. Sulle colonne di questo giornale e anche in pubblici dibattiti, perfino nelle settimane culturali di Cortina, ho sostenuto la perfetta legittimità anche politica, e anzi la politica opportunità al fine di un maggiore equilibrio politico-economico-finanziario-bancario, della scalata di Unipol alla Bnl.

Non riuscivo a comprendere perché una società di cooperatori non potesse controllare con i suoi soldi una banca, mentre manager e professori d’università sì, anche senza metterci soldi. E non riesco a comprendere perché si sia potuta sollevare una questione morale nei confronti di dirigenti di un partito che era l’erede del Partito comunista, il partito dei lavoratori e delle cooperative, e non la si sia sollevata per una megafusione bancaria appoggiata da un presidente del Consiglio e da un partito della coalizione, perché la politica deve stare fuori dell’economia per tutti o per nessuno. Ma, in proposito, il riformismo socialista e cristiano sociale, senza appellarsi al marxismo-leninismo, non postulano il contrario, e cioè la guida della politica sull’economia? «Sì, ma solo attraverso regole!», si dice: però questa è roba da liberalismo democratico, non da riformismo socialista, cristiano-sociale o da “terza via” tra capitalismo e socialismo.
Comunque, io difendo il tentativo di scalata dell’Unipol alla Bnl, fatto fallire dal leader della Margherita e da un altro significativo esponente di questo partito, d’intesa con chi poi sarebbe diventato presidente del Consiglio dei ministri grazie a una leadership assicuratagli da ridicole primarie organizzate dalla struttura capillare dei Ds e con il loro voto massiccio, per l’ispirazione di colossi bancari “amici”, e grazie anche all’azione tempestiva di settori altrettanto “amici” della magistratura. Questo tentativo è stato fatto fallire anche al prezzo della cessione di una antica e gloriosa banca italiana a un colosso bancario straniero: ma già, noi siamo “europei”!

Mi confermo amico e estimatore di Consorte e di Casale: i Ds li hanno buttati a mare, credendo che così non dico la “belva”, ma il “gattone” si sarebbe saziato; ma così non è stato. E la propalazione di notizie senza rilevanza penale da parte del gatto del portiere del Palazzo di Giustizia di Milano attraverso la sua amorosa, la gattina della portiera di via San Solferino, ha cominciato a fare il resto! Oggi è arrivata una dura tranvata in testa ai compagni ds e agli amici del futuro Partito democratico da parte del vice presidente del Consiglio dei ministri dell’unitissimo governo dell’Unione.

E il presidente del Consiglio tace, reso prudente dall’educazione avuta nella sagrestia di qualche parrocchia di Reggio Emilia, mentre il suo ex compagno di Fuci Francesco Cossiga parla e straparla, dato che anche egli è stato evvero educato in parrocchia, ma non in sacrestia, bensì nell’oratorio del Circolo Sacro Cuore della Parrocchia di San Giuseppe in Sassari, insieme ad Arturo Parisi, a Mario Segni e a Luigi Manconi, prima che questi andasse a studiare e a occupare l’Università Cattolica del S. Cuore di Milano, con una borsa della Diocesi o della Santa Sede, anche lui oggi “moralista”, come tutti i “lotta-”, ieri, e oggi “lobby-continuisti”, vicini più alle banche e alle grandi case editrici e ai grandi quotidiani filo-bancari che certo alle “masse elettorali in lotta”.

P.S. La presente lettera si riferisce a personaggi viventi e ad avvenimenti reali. Ma non intende essere, stiano tranquilli, né una difesa né un atto di solidarietà ai dirigenti dei Ds sotto attacco!

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I DS SONO CONVINTI CHE DIETRO ALLO STILLICIDIO DI PUBBLICAZIONI DI VERBALI DI INTERCETTAZIONI VI POSSA ESSERE LA “MANINA” GDF (O UNA CENTRALE DI CONTROLLO TELEFONICO PARALLELA) – E SOTTOLINEANO L’ESTRANEITA’ DELLA PROCURA DI MILANO…

Guido Ruotolo per La Stampa

Fa il segno della croce sulla bocca, Nicola Latorre, il senatore Ds finito nel tritacarne delle intercettazioni Antonveneta-Bnl. «Da oggi - sussurra alla buvette di palazzo Madama - non parlo più». Poi aggiunge: «Naturalmente, solo per alcuni giorni. Ma da oggi mi sono imposto il silenzio, non vado neppure ad Annozero». Stop. Chi ha parlato con lui fuori dai denti, assicura di avergli sentito dire: «La legge sulle intercettazioni può anche aspettare i suoi tempi. Ma va modificata: i giornalisti devono pubblicare tutto quello che hanno, io proporrei l’ergastolo a chi passa ai giornalisti i verbali….».

Strano questo cambiamento repentino di passo. Fino a un certo punto, però. Perché in realtà i Ds sono convinti che dietro allo stillicidio di pubblicazioni di verbali di intercettazioni vi possa essere una «manina»: settori della Guardia di finanza (o, in alternativa, di apparati).
Solo così si spiega perché i vertici del Botteghino abbiano in questi giorni parlato di «tentativi di delegittimazione dei Ds e con essi del nascente Partito democratico». Assume un’altra luce la stessa dichiarazione del segretario dei Ds, Piero Fassino, che l’altro giorno ha parlato di un disegno «volto unicamente a delegittimare sul piano politico e sul piano morale l’onorabilità del nostro partito e di alcuni di noi».

Che non siano magistrati, avvocati, giornalisti i «colpevoli», lo dicono esplicitamente due autorevoli esponenti dei Ds, i senatori Guido Calvi, avvocato dei leader dei Ds, Massimo D’Alema in testa, il senatore Massimo Brutti, vicepresidente del Copaco, e un senatore dell’Ulivo di solito molto attento alle virgole, l’ex pm veneziano Felice Casson, relatore in commissione Giustizia proprio del provvedimento delle intercettazioni.

Dunque, l’avvocato Calvi: «Nessuno si permetta di riversare responsabilità sugli avvocati o su qualche magistrato milanese, depistando così di fatto una indagine sulle responsabilità per la fuga di notizie, che deve essere rigorosamente e rapidamente portata a termine. La Procura di Milano dovrà dare spiegazioni sulle indagini svolte finora. Da quando «il Giornale» pubblicò, il 2 gennaio del 2006, l’intercettazione Fassino-Consorte, era chiaro che vi era una disponibilità materiale delle intercettazioni».

Il giorno dopo l’offensiva bipartisan che mirava ad accelerare l’approvazione del testo di legge sulle intercettazioni al Senato, Guido Calvi disegna uno scenario molto inquietante: «Al di là di tutte le polemiche che si sono affastellate in questi giorni, rimane un fatto fondamentale: non appena sono state aperte le porte della stanza del giudice Forleo, e prima ancora che gli avvocati avessero la possibilità di leggere, appuntare o memorizzare e riferire, le agenzie di stampa già riversavano in modo torrenziale stralci delle intercettazioni. Il che è la prova che non le trascrizioni ma le registrazioni erano già uscite illecitamente e tutti erano pronti a darne notizia».
Ricorda Massimo Brutti: «Mi pare difficile accusare la Procura di Milano per la fuga di notizie, tantomeno gli avvocati. Quello che è accaduto in questi giorni è il secondo tempo di una storia iniziata con la pubblicazione su “Il Giornale” della intercettazione Fassino-Consorte. In quel caso, anche se le indagini non hanno individuato i responsabili, è chiaro che la fuga di notizie ha come sua fonte settori di apparati, pubblici ufficiali tuttora ignoti». Esplicita il senatore Felice Casson: «Quando “Il Giornale” pubblicò l’intercettazione Fassino-Consorte era evidente che la fuga di notizie non poteva essere attribuita alla Procura di Milano perché, allora, quella intercettazione non era nelle sue disponibilità materiali. Dunque, si doveva guardare alla polizia giudiziaria operante, che ho letto essere appartenente alla Guardia di finanza, oppure a una centrale di controllo telefonico parallela».

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PULIZIE A TELECOM – A BERNABE’ LA SEPARAZIONE DELLA RETE - GERONZI PRO-BUORA

"Lavori in corso". E’ questo il cartello che appare sul palazzo di Telecom a Milano dove in vista dell’arrivo degli spagnoli di Telefonica si stanno facendo le pulizie. L’intenzione dell’attuale management dell’azienda è di presentare i cassetti vuoti dai vecchi scheletri accumulati dalla "Spectre" messa in piedi da Giuliano Tavaroli. Questa pulizia non è stata fatta fino in fondo dal superavvocato Guido Rossi durante la sua veloce presidenza. Il 18 settembre dell’anno scorso superGuido ha siglato un Ordine di Servizio in cui venivano riconfermati personaggi della gestione Tronchetti che in qualche modo "non potevano non sapere" ciò che stava avvenendo nei bassifondi. Tra questi Gustavo Bracco, il responsabile delle Risorse umane e gestore Security nel 2006. Adesso sembra arrivato il momento dell’esodo anche per lui che insieme ad Armando Focaroli (presidente di Telecom Italia Audit) aveva il compito di controllare le attività degli intercettatori.

Mentre le pulizie sono in corso resta ancora incerta la definizione della governance. Ieri alle 14,20 Franchino Bernabè è entrato negli uffici di Telecom, e Pasquale Pistorio ha avuto un brivido nella schiena. Sembra però che la presenza di Bernabè fosse da legare soprattutto al suo incarico nella banca Rothschild interessata a gestire la separazione della rete d’accesso.

Per il vertice di Telecom continuano a girare gli stessi nomi. Alla presidenza sembra scontato l’arrivo di Galateri di Genola per il quale curiosamente il direttore di "Panorama Economy" Sergio Luciano ipotizza tra sei mesi la presidenza della Fiat. La posizione chiave rimane quella di Carlo Buora che gode della stima di Geronzi, mentre continuano a salire le quotazioni di Paolo Dal Pino per la poltrona ricoperta da Riccardo Ruggiero.

http://213.215.144.81/public_html/esclusivo.html

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Il bluff dei falsi oligarchi e gli incubi della politica morente

Roma 12 giugno (La Velina Azzurra) - Ognuno alimenta i propri miti e i propri mostri. L’uomo che ha fatto scattare il panico di D’Alema e che agita i sonni di Fassino e Berlusconi, è un certo Paolo Mieli, oggi direttore del Corriere della Sera, additato come il vero leader dei “poteri forti”, l’ispiratore delle sortite di Mario Monti, lo stratega di una seconda decapitazione dei partiti dopo Mani Pulite. Dicono in Via Solferino che Mieli sta lavorando a breve per mettere Veltroni al posto di Prodi ma che le sue ambizioni a medio termine sono anche più audaci e personali: un super governo di ottimati guidato da lui stesso, e magari domani il Quirinale. Un dato incredibile è certo: la situazione italiana è al punto che un direttore di giornale può interferire negli alti giochi della politica e riuscire a intimidire l’intera dirigenza del Paese. E la cosa più grave è che nessuno ha il coraggio di denunciare quest’anomalia.
Avuto sentore di nuovi intrighi contro se stesso e il suo partito, Massimo D’Alema ha gridato terrorizzato: “Ci vogliono far fare la fine di Craxi”. E tutti concordano sulla provenienza di questa presunta minaccia: è la psicosi collettiva basata sull’equivoco dei cosiddetti “poteri forti”, che invece da tempo sono debolissimi, infinitamente più deboli della stessa politica, che appare dal canto suo morta o moribonda. Tanto che in un Paese normale, invece di tremare, D’Alema potrebbe schiacciare Mieli in un batter d’occhio.

All’inizio c’erano Enrico Cuccia, Gianni Agnelli, Cefis, Pirelli, Pesenti, Romiti e gli altri leader dello striminzito capitalismo nazionale che hanno retto fino alla globalizzazione e all’avvento dell’Euro. Erano il “salotto buono” del quale Berlusconi trovò sbarrate le porte. Ma pensare a Montezemolo o agli avventurieri bresciani come ai nuovi oligarchi è offensivo per quelli che lo furono davvero. In quindici anni quella piccola galassia del potere economico nazionale si è di colpo svuotata seguendo le grandi trasformazioni dell’economia e della politica. Il dato aggiornato è che, mentre il potere finanziario mondiale si è ingigantito, la cupoletta delle “elite” nostrane si è dissolta. I banchieri come Bazoli, Profumo e Geronzi si muovono per vie autonome guardando ben oltre i confini. I veri “poteri forti” da noi non esistono più, sono una leggenda dei giornali, un caso di virtualità orwelliana. I DS, che sono i politici di ossa più robuste, ci credono ancora perché sono cresciuti dai tempi dall’asilo con lo spauracchio dei padroni. D’Alema quando pensa a Paolo Mieli lo vede ancora come il portavoce di un gruppo di signori barbuti con ghette, cilindro e bavero di pelliccia.

L’attuale “partito del Corriere della Sera” o “clan Giavazzi” è ben altra cosa: è un piccolo ma presuntuoso circolo di economisti e manager d’impresa, con qualche direttore e opinionista di giornale. Ma è l’unico indirizzo di cui dispongono in Italia i trafficanti di private equity della City di Londra e i teorici del mercato selvaggio della London School of Economics. Attualmente c’è anche il coordinamento con gli uffici di Confindustria che cesserà tra un anno insieme al mandato di Luca di Montezemolo. Nulla di più. Mario Monti, ex commissario europeo all’antitrust ed ex rettore della Bocconi, è semplicemente un ex, un pensionato. Il governatore di Bankitalia Mario Draghi, che è il vero guardiano delle istituzioni finanziarie mondiali, ha il compito di starsene immobile nel ruolo di osservatore.

Il risultato non cambia di molto se a questo quadro aggiungiamo le personali referenze di Paolo Mieli. Va bene. Mieli è il rampollo di un’importante famiglia ebrea sfuggita alle leggi razziali italiane che da Alessandria d’Egitto aiutò le armate inglesi nella campagna in Nord Africa. Quando da “Potere Operaio” entrò timidamente all’Espresso era scontato che avrebbe fatto un carrierone giornalistico. Il suo eloquio modesto rivela una cultura storica e politica di livello medio. Nel tratto fisico è tutt’altro che affascinante, sebbene decine di giovani colleghe abbiano ammirato il suo cranio pelato, sempre ricambiate. Il collasso del sistema lo ha ulteriormente ringalluzzito: approfittando della polverizzazione della proprietà del Corriere della Sera, ne è diventato alla fine l’unico padrone. Più di altri, vanta certi affidamenti esteri: tutti immaginano che quando Rothschild, George Soros e Goldman Sachs s’interessano all’Italia pensano anche a Mieli. Lui stesso sta alimentando questa reputazione. Tutto bene, ma con ciò?

Figurarsi se sottovalutiamo certo i rischi di interferenze internazionali sull’Italia. Ma va detto che in base a un’analisi seria questo “partito del Corriere della Sera” non sembra neppure strutturato per influenzare il corso degli eventi nazionali. Le purghe di Tangentopoli furono appoggiate dal Corriere ma gestite da una magistratura ambiziosa e rampante; mentre quella di oggi, a parte qualche caso di attivismo individuale (Clementina Forleo, Woodcock), appare inerte e rinunciataria, schiacciata dall’illegalità sociale. Il governo-ombra del Quirinale, ormai vis a vis con la propria nuda impotenza, ha esaurito il credito morale e politico. Le angosciate prediche di Napolitano valgono ancor meno delle manovre di Ciampi.

E allora? Le rivoluzioni non si fanno certo con le cene di Paolo Mieli e le reprimende del professor Francesco Giavazzi sul mercato. La domanda da porsi è con quale reale deterrente questi fantomatici “poteri forti”, i Montezemolo, Monti e compagnia, dovrebbero liquidare un ceto politico sia pure ormai finito? E’ ora di dire che questi scalcinati bluffeur sono un nemico che fa ridere. Se pure riescono a suscitare gli incubi di D’Alema significa che questa classe dirigente è proprio arrivata al capolinea. Anche se per ora sembra insostituibile. Una nuova ghigliottina politica potrebbe scatenarsi solo in una fase di violente tensioni sociali, come all’inizio del ‘900 e nei due dopoguerra. Questo è l’unico possibile scenario di svolta. I tumulti di piazza che continuano a ripetersi e l’odio manifesto per le forze dell’ordine in quanto simbolo di questo Stato iniquo e inetto rivelano di sicuro la rabbia profonda nella gente. Ma per ora si tratta di fenomeni limitati e marginali, piccole valvole di sfogo. All’orizzonte non si vede altro, tranne la lenta agonia del Paese.

La Velina Azzurra N. 19 del 12.6. 2007
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» 2007-06-14 15:23
INTERCETTAZIONI:
FASSINO, NO COMPLOTTO, RISCHI PER DEMOCRAZIA

ROMA - ‘’Non sono portato a pensare che ci sia un complotto organico e un unico grande vecchio che guida. Ma registro una costante azione che punta a destabilizzare le istituzioni democratiche, alla delegittimazione politica in nome di un’antipolitica pervasiva e alla delegittimazione morale e non solo politica dei singoli e del partito'’. Lo afferma il segretario Ds Piero Fassino affrontando al Comitato politico del partito la bufera delle intercettazioni che si e’ abbattuta sulla Quercia.

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