Volume 25
Published by admin on Thursday, August 16, 2007 - 17:29:19 - Filed under Mondo Juve
2007-08-10
Moggi: Montezemolo non difese Juve
"Se lo avesse fatto come con la Ferrari, niente B"
LUCCA - "Se Montezemolo avesse difeso la Juventus come ha difeso la Ferrari per il caso di spionaggio, la squadra non sarebbe finita in serie B". Lo ha detto Luciano Moggi durante un intervento al Caffè della Versiliana, dove era intervistato dal vicedirettore del Qn, Enzo Bucchioni e dal padrone di casa, Romano Battaglia. "Io - ha aggiunto Moggi - mi sono dimesso per permettere alla società di difendersi meglio, invece non si è difesa proprio. Se avessi immaginato un atteggiamento simile non mi sarei dimesso". Poi si sofferma sulla gestione della giustizia sportiva e punta il dito contro Gianni Petrucci: "Vediamo ora cosa succede al presidente del Coni. La giustizia sportiva si sta dimostrando quello che è in realtà, se guardiamo i fatti degli ultimi giorni", dice Moggi riferendosi al ‘caso Lorbek’ e alle presunte interferenze nel procedimento a carico della Benetton Treviso. "Voglio vedere cosa succede a Petrucci", ripete Moggi. "Lo scorso anno -aggiunge ripensando a ‘calciopoli’- hanno cercato di distruggere la mia vita e la mia famiglia. Sono rinato dopo venti giorni: una voce mi diceva di andare avanti e mi diceva che chi mi ha fatto del male avrebbe una brutta fine".
(fonte:ansa)
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MOGGI, Il potere è nelle mani di Petrucci e Carraro
«In quei venti giorni terribili ho pensato a tutto». Anche al suicidio? «A tutto».
Duemilacinquecento anime calcistiche in fila per Luciano Moggi: il Caffè de La Versiliana di Marina di Pietrasanta, nel tardo pomeriggio di ieri, straboccava di gente: orfani bianconeri della triade che fu, ma anche supporters inviperiti per tanti sogni scippati.
A scanso di equivoci, Moggi stravince in termini di consenso: certo, si vede piovere contro più di un insulto, «vergognati» e «bu***ne» i più gettonati, ma alla fine della giostra oratoria esce fra autografi e processioni plaudenti per ottenere una foto con «quello che hanno sbattuto sui giornali come il mostro. Ma il mostro non ero io» afferma. Ed è proprio al crepuscolo della giornata, ai microfoni di Italia 1, che l’ex direttore della Juventus ammette di «aver provato, nell’immediato del deflagrare dello scandalo, alle cose peggiori. Poi, grazie alla fede, sono riemerso».
E’ un Moggi guerriero che non ammette nessuna colpa, «mi sono sempre difeso», con lancia tesa contro Gianni Petrucci, presidente del Coni, Massimo Moratti, numero uno dell’Inter e ancora l’ex presidente della Figc Franco Carraro. «Guardate il caso del tesserato di Lorbek della Benetton finito in camera di conciliazione, dove si parla di un intervento diretto del presidente del Coni. Un fatto grave che conferma quanto da sempre dico: il potere non era nelle mani di Moggi e Giraudo, ma di Petrucci e Carraro. Vediamo un po’ se pagheranno per quanto fatto. In fondo Guido Rossi, una volta lasciato il suo incarico di commissario, disse che il calcio non voleva cambiare».
Poi Moratti e l’Inter. «Il presidente dell’Inter è una brava persona, ma poi, forse per astinenza alla vittoria, allo stadio diventa un ultrà. Mi ricorda Pasquale Bruno, detto ‘o animale’, che in campo si trasformava. Anche Facchetti parlava con i designatori arbitrali, così come Meani, mica solo noi e sempre noi non avevamo di certo la possibilità di poter contare sul supporto di Telecom. Le schede telefoniche svizzere da me acquistate? Servivano per difendermi dallo spionaggio: tessevo le fila per un giocatore e mi ritrovavo altri piombare sul campione di turno. Del resto è Tavaroli, uomo di spicco della security Telecom a dirlo, non Moggi, che intercettavano. E hanno cominciato a farlo dopo che ho detto no alle proposte di ingaggio di Moratti. Parlai anche con Berlusconi; dopo quell’incontro è scoppiato lo scandalo».
E la Gea? «Ma se avrò fatto le scale della società tre volte in vita mia. Acquistato giocatori gestiti da mio figlio? Solo se buoni, questo era l’unico requisito». In prima fila, ad ascoltare il guru del calcio italiano, c’è l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo. Che dice: «Certo che parlavo con Moggi. Così come parlavo con Facchetti e tutti gli altri dirigenti di Milan, Roma, Livorno, Lazio e compagnia. Tutti, perché era lecito e lo facevo in modo trasparente. Venivano a trovarmi anche a casa mia, questi dirigenti».
I colori bianconeri, Moggi non riesce a dimenticarli. «Vincevamo perché eravamo bravi a scegliere i migliori giocatori. Un ritorno alla Juve è impossibile: il legale, nel processo sportivo, ha difeso in modo sbagliato la società. Società che ci ha lasciato soli, senza difenderci. Diverso sarebbe stato con la famiglia Agnelli alle spalle».
Infine, pillole di calcio giocato. «L’Inter vincerà il campionato con 15 punti di vantaggio. Del resto domina con i nostri giocatori e andrà avanti per altri 3 anni. La Juventus? Buona squadra, dietro a Milan, Roma e Fiorentina, però. E quando le milanesi dicono che Ranieri potrà giocarsi il titolo, lo prendono semplicemente in giro. Il mio prossimo obiettivo? Pubblicherò un libro». Altre verità, altri veleni in arrivo.
Fonte: Il Tirreno
pubblicata qua http://www.firenzeviola.it/index.php?actio…;idnotizia=8930
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L’Uomo nero aspetta Lapo Elkann
Smosse le acque intorno alle salmastre vicende societarie della Juventus, stretta intorno ad un piano industriale da condominio di borgata, questa volta l’Uomo nero ha avuto il coraggio di indicare chi, a suo modo di vedere, potrebbe incarnare alla perfezione la figura del nuovo presidente della Juventus. Con un sentito e commosso ricordo per la memoria del compianto avvocato Chiusano, storico legale della Famiglia Agnelli, appassionato almeno quanto discreto gestore delle vicende bianconere, l’Uomo nero ha indicato in Lapo Elkann la personalità ideale sulla quale far ricadere, con un ruolo operativo la rinascita della nuova Juventus. E sui motivi del suo allontanamento dalla città di Torino…
Domanda – Gentile Uomo nero, i pronostici su Del Piero, sono stati rispettati. Il giocatore firmerà il nuovo accordo sino al giugno del 2010, con opzione sul terzo anno a discrezione della società. Ma il percorso, come da lei accennato, è stato tortuoso. Adesso, però, mi deve dire di cosa vuole parlare questa settimana. Non mi ha voluto dire nulla, al termine dell’ultima intervista.
Risposta – Per quanto riguarda Del Piero, si è ben compreso come sia la società, adesso, a piegarsi al volere del calciatore, e non viceversa. Quindi, con Del Piero a tenere in piedi la trattativa, l’intera dirigenza non potrà che accontentarlo, sia dal punto di vista strettamente economico, fondamentale per tutti i rinnovi sino ad ora conseguiti, sia per quanto concerne l’aspetto temporale. Se la Juventus continuerà a zoppicare anche in campionato, pensa che la pillola, per l’ambiente bianconero, sarà più facile di ingoiare con o senza la piena certezza di vedere Del Piero sino al termine della carriera in bianconero?
Domanda – Quando la firma?
Risposta – Tutto è stato fatto. L’accordo è stato raggiunto. L’ufficializzazione, verrà data solo in un secondo momento, che oserei definire strategico. Potrebbe avvenire al termine del mercato. Per giustificare qualche crepa nell’organico.
Domanda - Prima di inziare, faccio un ultimo tentativo per convincerla a rivelare la sua identità. Non le sembra il momento di tirare giù la maschera?
Risposta - Voglio darle una risposta esaustiva. Non importa chi io sia. Anche perchè, la mia identità toglierebbe valore a ciò che dico. Verrebbe schiacciata, in positivo o in negativo, dalla mia immagine. Invece, grazie al vincolo dell’anonimato che lei si è inventato per me, per farmi parlare, posso finalmente dire determinate cose. Sono sicuro di essere ascoltato, seriamente. Senza dimenticare che queste interviste, hanno un qualcosa di nostalgico. Ricordano la radio, e non la televisione, ad esempio. La gente che ascolta, ovvero i lettori, non associano ciò che dico ad un volto. Ma ne immaginano uno, magari diverso dal mio. Spero che accettando la sua offerta, si comprenda il mio tentativo di dire delle cose senza cercare facile pubblicità. E senza rischiare nulla, a livello lavorativo.
Domanda – Per quanto riguarda la chiacchierata di oggi, di cosa vuole parlare. E’ la prima volta che accade, sono emozionato. Non capita tutti i giorni che l’Uomo nero abbia chiaro cosa raccontare.
Risposta – Voglio parlare di Lapo Elkann.
Domanda – Un attimo che metto il casco.
Risposta – Basterà?
Domanda – Metto quello integrale, allora.
Risposta – Ride – Mi segua bene. So già che mi pentirò di quanto detto. Ma penso che Lapo Elkann sia l’uomo più indicato per guidare questa Juventus, come presidente intendo. E sicuramente, sarebbe in grado di fornire un’immagine migliore di quella di Cobolli Gigli.
Domanda – Si sente bene?
Risposta – Ride – Basta scherzare, la smetta. Forse, questo discorso lo affronto solo adesso perché il mio giudizio sulla dirigenza della Juventus non è molto elevato. Ma penso che Lapo Elkann sia ciò che serve alla Juventus. Era il pupillo dell’avvocato Agnelli, molto più di quanto non lo sia stato John. Voleva tanto bene a suo nipote, l’Avvocato Agnelli. Basti pensare che per insegnargli il segreto dell’impresa Fiat, lo mandò, per un discreto lasso di tempo, a lavorare fianco a fianco con gli operai. Venne tesserato come Lapo Rossi, era in incognito. Mangiava con loro, lavorava con loro e rideva nella sala montaggio. Certo aveva delle guardie del corpo che lo osservavano da lontano, per ogni evenienza. Ma lui non ha mai avuto bisogno. Questo è Lapo Elkann. Penso che in fabbrica, alla Fiat, abbia imparato l’arte di comunicare. Non si sottrae mai alla folla.
Domanda – Condivido appieno ciò che dice. Ma non riesco a comprendere tanta benevolenza da parte sua nei confronti di un membro della cordata Elkann.
Risposta – Perché secondo lei ne fa parte?
Domanda – Non capisco, scusi. Si spieghi meglio.
Risposta – E’ stato tagliato fuori da tutti i progetti di famiglia. Non gli hanno mia perdonato quanto fatto, in quella sera, dai contorni poco chiari, di Torino. Rispetto al fratello, ha più intraprendenza. Ed a parte l’idea degli occhiali da sole, dal costo di un mese di villeggiatura in Calabria, non ha mai sbagliato una mossa nei confronti dell’ambiente circostante. Dopo quanto gli è successo, non mi sarei sorpreso di una sua fuga disperata dalle telecamere. Invece, è accaduto il contrario. Non si vergogna degli errori e va avanti. Li ammette. Questo atteggiamento, non le ricorda niente?
Domanda - Ci risiamo. Deve dare risposte non fornire domande. Altrimenti sembriamo Totò e Peppino, lo comprende questo?
Rispsota - Ride - A me ricorda la situazione dell’attuale Juventus. E’ lui ciò che serve per pensare al futuro, usando il passato come oggetto di riscatto. Agli occhi della gente comune, non della mia, la Juventus ha sbagliato più di Milan e Fiorentina nel disastro del caso intercettazioni, ed anche dell’Inter con i passaporti, i bilanci e la Telecom a spiare solo Corso Galileo Ferraris. Chi meglio di Lapo Elkann può rinfrescare l’immagine della Juventus? Nessuno. Anzi, forse qualcun altro, ma per ora voglio tacere.
Domanda – Allora perché gli Elkann non si sono rivolti a lui, ovvero ad una risorsa casalinga?
Risposta – Se mi fa questa domanda, vuol dire che non mi ha seguito. La massima aspirazione di Lapo Elkann è quella di diventare presidente della Juventus. Adesso, però, Lapo è un corpo estraneo, per gli Elkann. Lavora all’estero quando il resto della cordata opera in Italia. Ha aziende sue. Non della sua famiglia. Questo perchè nessuno ha mai digerito l’ingenuità che ha commesso con la droga. E poi, se gli Elkann vogliono cedere il pacchetto di maggioranza della Juventus, perché affidarsi ad uno come Lapo per far ripartire una macchina destinata a fermarsi? Non fosse accaduto nulla, in quella famosa notte, oggi lui sarebbe quantomeno all’interno del consiglio di amministrazione.
Domanda – Come se la immagina la Juventus di Lapo Elkann.
Risposta - Non so se ha visto la pubblicità della nuova Fiat 500, il marchio della Torino laboriosa ed industrializzata. Dove ci sono tutti i più grandi, e vengono segnalati con immagini forti errori e vittorie, dispiaceri e momenti di gioia negli ultimi cinnquata anni. Quella pubblicità, Lapo Elkann sarebbe in grado di ricostruirla su misura per la Juventus. L’immagine di Sivori che regala la prima vittoria assoluta di una squadra italiana sul campo del Real Madrid, il pianto di Ravanelli nella finale di Champions League contro l’Ajax. Passando per l’infortunio subito da Del Piero e le sudate in mezzo al campo di Furino. Le reti da vero bomber di Bettega, le rovesciate di Vialli e Ferrara, la grinta di Antonio Conte, l’eleganza di Scirea. O la forza di Montero e Brio. La immagino in questo modo. Pronta a ripartire dal passato, ma non a dimenticare da dove proviene. Questa, sarebbe la Juventus di Lapo Elkann.
Domanda – Ma sarebbe una Juventus più ricca con lui?
Risposta – Questo è poco ma sicuro. Se lo hanno tagliato fuori, è anche per la grande facilità di spesa che ha. E che ha sempre avuto, sin da ragazzo. Come il nonno, che prendeva il caffè a Parigi con l’elicottero, e teneva in garage una dozzina di Fiat Panda, tutte di colore diverso, riposte una fila dietro le macchine di grande cilindrata, accanto al trattore con il quale si muoveva all’interno della sua villa. Con Lapo, la Juventus avrebbe subito preso Cassano, un suo grande amico. E ne avrebbe fatto un campione. Forse, Cassano lo conosce meglio lei di me. A mio avviso ha bisogno di una sola cosa, che al momento gli manca terribilmente. Ha bisogno di sentirsi importante. Ha bisogno di tanto affetto. Al Real Madrid, so per certo che Raul, appena appresa la notizia del suo arrivo, si andò a lamentare con la dirigenza. Nella Sampdoria, farà molto bene, Cassano. Anche perché Mazzarri, più di Novellino, ha il pugno duro e la capacità di stringere amicizia con i propri giocatori.
Domanda – Quindi, lei afferma che Lapo Elkann non è stato cooptato all’intero della Juventus per via della volontà di cedere il pacchetto di maggioranza, cosa che lei da per scontata, oltre che a causa delle elevate spese che avrebbero accompagnato la sua nomina.
Risposta – Esatto. Con Lapo Elkann, la Juventus avrebbe investito, e tanto. Ma avrebbe recuperato il capitale quasi subito. Da solo, Lapo sarebbe stato in grado di espandere il mercato mediatico della società, con sponsor pronti a ricoprire d’oro il marchio, ed a pagare in maniera profumata le amichevoli estive. E poi, lui ha grandi amicizie e collaboratori sia in Asia che negli Stati Uniti, ovvero all’interno di oasi economiche che offrono soldi in cambio di spettacolo. Puro e semplice spettacolo che la Juventus sa offrire, e che ha offerto quando Juventus e Milan si accordarono per giocare la Supercoppa all’estero. Con lui, la Juventus sarebbe andata in America a sfidare i Galaxy di Beckham, con un ingaggio d’incontro da capogiro. E non ad intascare spiccioli, senza copertura televisiva adeguata, contro il Newcastle, l’Amburgo e il Suderland. I risultati economici, sarebbero stati triplicati. E la si smetta di dire che i soldi non ci sono. In tal caso perché non è stata fatta una telefonata a Lapo, chiedendo di trattare, per conto della Juventus, un’amichevole negli Stati Uniti?
Domanda – Ma a chi conviene tenere una Juventus senza soldi?
Risposta – A chi, ottenuta la qualificazione in Champions League, in un lasso di tempo tra i tre ed i cinque anni, la vuole vendere. Guarda caso, questa operazione è stata la stessa che ha accompagnato il Chelsea di Ranieri. Utilizzato ed accantonato, dalla nuova proprietà. E se penso che anziché Maresca, grande tifoso della Juventus, è stato comprato Tiago, mi domando chi suggerisca determinate scelte.
Domanda – Scusi, ma la scelta di prendere Tiago è stata di Ranieri.
Risposta – Da quando gli allenatori della Juventus piegano la volontà dei dirigenti? Moggi ascoltava tutti, ma poi faceva sempre di testa sua, assumendosene le responsabilità. Lei pensa che il mercato estivo lo facessero davvero Lippi e Capello? Si sbaglia. E non di poco. E’ stato un errore, quindi, fare scegliere Tiago a Ranieri. Le scelte, le deve fare Alessio Secco. O chi per lui, visto che Bettega è stato cacciato. Anche se, francamente, non ho ancora capito chi comandi in questa Juventus. Tra l’altro, oggi la Juventus convince con le risorse della Triade, cioè con Nocerino e Criscito, o con Salihamidzic, scelto grazie ad un suggerimento di Bettega.
Domanda – Se ci sarà una prossima volta, di cosa parleremo?
Risposta – Ride – La prossima volta, decide lei. Fossimo stati a Roma, lei ed io, già ci sarebbero state delle rivolte, per quanto ho sino ad ora dichiarato. Ma è bene che non ci siano state, e mai ci dovranno essere. La violenza è il male di ogni società. Ghandi protestava nudo e senza armi. Ed è stato ricordato più degli stolti sanguinari. Ma con la stessa pacatezza con la quale parlo, gradirei che qualcuno, magari gli stessi che le fanno pressioni o che parlano senza concludere niente, facessero sentire la loro voce in maniera altrettanto pacata, nelle sedi opportune. Le dichiarazioni che ho raccolto, ed i dati che mi sono stati forniti, sono reali. Ma nessuno si scandalizza più, ed a livello sociologico, questo è grave. E’ difendendo la verità, che in un paese dove si ruba al fisco, vieni chiamato evasore. E non furbo.
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Trezeguet:
"Siamo da scudetto, la fame fa la differenza"
"Dopo quello che è successo abbiamo una voglia
che altri si sognano"
ROBERTO BECCANTINI
David Trezeguet, quel Domenech non ce l’ha solo con lei, ce l’ha anche con noi, i soliti italiani dediti ai soliti arbitri.
«Ho letto. Dio, che fastidio. Che vergogna. Parlando in quel modo, Domenech ha fatto del male alla Francia e, soprattutto, al calcio».
Per la verità, la vostra Federazione ha preso subito le distanze. E Platini pure.
«Era il minimo».
Fra voi non corre buon sangue.
«Ho disputato tre Mondiali e due Europei. Non penso di aver mai mancato di rispetto a nessuno».
Lui, invece?
«Parla così, tanto per parlare. Non mi convoca da febbraio, Francia-Argentina 0-1. Tirò fuori la storia della serie B. Il 22 agosto giochiamo in Slovacchia e io sono tornato in A».
Appunto: come immagina che si regolerà?
«Boh. Se mi chiama, bene. Se no, pazienza».
Mai pensato di «ritirarsi», come Totti e Nesta?
«A nemmeno 30 anni, sarebbe frettoloso. Il fisico risponde. E poi nel 2008 ci sono gli Europei».
Dopo Domenech, Moggi: per lui, bene che vada, la Juventus, «questa» Juventus, arriverà quinta.
«Il sottoscritto, viceversa, crede nello scudetto».
Addirittura?
«Diciamo che me lo auguro. Ebbene sì, sono ottimista. Molto ottimista».
Non sarà che la doppietta alla Roma e i cinque gol complessivi che le avete rifilato sabato sera a Cesena…
«Al tempo. Sulla carta, Inter e Milan hanno qualcosa in più. Ma solo sulla carta. Noi siamo competitivi e dopo tutto quello che ci è capitato abbiamo una voglia che gli altri si sognano».
Era, in pratica, la Roma di scorta: non teme che sia un risultato «pericoloso»?
«Al contrario. È il risultato di cui avevamo bisogno. I nuovi, i vecchi, tutti. Fa morale, cementa la mentalità. Noi attaccanti ci siamo sbloccati. Se non proprio vera, era una partita verosimile. L’abbiamo vinta alla grande».
In Inghilterra e ad Amburgo, però…
«Avevamo le gambe pesanti e loro - inglesi, tedeschi - ne hanno approfittato. A Cesena, ho intravisto per la prima volta la Juve che mi piace: imperfetta, ma tosta e reattiva».
Dal 4-3-3 al 4-4-2: Ranieri si è corretto.
«Cosa vuole: noi, il 4-4-2, l’abbiamo nel sangue».
L’intesa con Iaquinta? A un certo punto, vi siete mandati a quel paese.
«Ci stiamo annusando. Ha capito che alla Juve si può “solo” vincere. Per questo, mi sono permesso di suggerirgli di non cercare la giocata spaziale».
Qual è il partner più folle che ha avuto?
«Ibrahimovic. A volte, dribblava anche noi, che eravamo i suoi compagni. Non è stato facile capirlo, ma deve credermi: ne valeva la pena. Gli ho detto: Ibra, continua così, non cambiare, fallo per te e per chi ama il calcio».
I suoi allenatori?
«A Monaco mi scoprì Tigana. Ricorda? Tigana, Giresse, Fernandez, Platini. Calcio champagne. Un grande. Poi Puel: una vita nel Monaco, un maniaco della preparazione atletica. Con Ancelotti ci sono stato poco. I titolari erano Del Piero e Inzaghi. A fine stagione, però, mi diede fiducia. E così riuscii a convincere Lippi. Il migliore di tutti. Nessuno come lui sa stimolare i giocatori. Altra musica, Capello. Buongiorno e buonasera: coccole, zero. Qualcuno l’ha patìto. Io no: merito suo, se sono rimasto alla Juve. Ero quasi del Barcellona, mi telefonò e cambiai idea».
Deschamps?
«Doveva riportarci in A: missione compiuta. Aveva creato un bel gruppo. Da francese a francese, nessun privilegio».
Ranieri?
«Nel solco della tradizione. Adora i dettagli, parla le lingue, è un cittadino del mondo. Non vende fumo. “Colpa” sua, se sono così ottimista».
Che mi dice di Nocerino?
«Le dico che è un ragazzo di temperamento e qualità. In passato, la Juve prendeva giocatori fatti: Emerson e Vieira, per esempio. Oggi, recluta anche giovani di belle speranze. Giovani come Nocerino. Ragazzi che hanno fame. Umili, ma determinatissimi».
I tifosi?
«Non li ho mai sentiti così vicini. Già a Pinzolo erano un esercito. Moggiani e anti-Moggiani: prima, per loro, viene la squadra».
Di voi si fidano, della società non ancora.
«Ha poco più di un anno di vita, lasciamola lavorare. Non era semplice uscire “vivi” da Calciopoli».
Torna il derby.
«E io sono contento. Ma con tutto il rispetto per il Toro, la sfida che noi attendiamo è un’altra».
Quella con l’Inter.
«Già. I rapporti di forza si sono rovesciati. La piazza non invoca che una cosa: battere l’Inter».
Auguri.
«Ci proveremo. Ripeto: non saranno sempre rose e fiori, ma questa Juve può andare lontano».
Dicono di lei: appena avverte un dolore, addio…
«Ho iniziato presto, a 17 anni. Non mi sono mai tirato indietro. Se ho male, ho male. Il resto, tutte balle».
Come procuratore ha scelto il padre: pentito?
«E perché? Facciamo tutto in famiglia, noi Trezeguet. Papà agente, mamma capo claque, e i due amici più amici che ho mi curano l’immagine. Ho ricevuto offerte e pressioni per cambiare, ma mi sono detto: chi me lo fa fare? Avanti così».
Il gol più bello?
«Uno che segnai al Verona. Quasi da fondo campo, con il portiere e un paio di difensori sulla linea di porta. Trovai un angolo pazzesco. Era il 90’ o giù di lì. Finì due a due. Camoranesi giocava nel Verona. Segnò anche lui, ma quel gol proprio non l’ha digerito. Lo considera “disumano”».
I più importanti?
«Al Real in Champions, al Milan a San Siro, l’8 maggio del 2005. E, naturalmente, il golden gol di Rotterdam, nella finale degli Europei, noi contro voi».
Il modello?
«Batistuta».
È rimasto per amore, per soldi, o per carenza di alternative?
«Arrivai nel 2000: dopo Del Piero e Birindelli sono lo juventino più anziano. Questa sarà l’ottava stagione. Non aggiungo altro».
Non ha risposto.
«Invece sì».
Gli avversari più tignosi?
«La coppia Nesta-Maldini. Ironia della sorte, proprio al Milan firmai il mio primo gol in campionato».
E Materazzi?
«Mai avuto problemi, con Marco. Anche se ho una sorella…».
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Montero: «Ranieri, tranquillo Criscito è l’erede di Ferrara e Scirea»
«Voglio provare a fare il procuratore, ma è dura. Ho incontrato Moggi qui a Torino, per confrontarmi con lui».
In quale veste la intervistiamo? Come ex giocatore? Come novello Paco Casal (uno dei boss sudamericani nella compra¬vendita dei calciatori)? «Voglio provare a fare il procuratore. Vediamo com’è, come va a finire. Di certo, è dura».
Qui a Torino ha incontrato Luciano Moggi. Per qualche dritta di mercato? «Perché lui è il più grande, da lui posso soltanto imparare».
Un’occhiata alla Juve la dà? «Sì. Da quando l’ho lasciata, ho vestito i panni del tifoso bianconero. La squadra allestita da Claudio Ranieri e dalla società mi sembra buona».
Quando ha visto la Signora retrocedere cos’ha pensato? «In realtà, nulla di particolare, o di catastrofico, perché in Uruguay, sulla Espn, trasmettevano solo le partite della Juventus nella serie cadetta. Niente serie A, solo Juve in B. Incredibile. Allora ho davvero avuto la percezione di una Juve mondiale, non solo italiana o europea».
Lei è un campione trasversale, amato dalle due sponde torinesi. Un fatto più unico che raro. «Quando sono qui, vado a trovare i due miei amici del Toro, granata veri, Tati e Steve, e gli altri della Juve. Quando possono, vengono loro da me in Uruguay. Il derby lo vincono comunque».
Tornando alla Juve, in difesa si è cambiato registro e al centro adesso è tutto sulle spalle di Jorge Andrade e Domenico Criscito. Che coppia le pare? «Il portoghese ha esperienza, potrà guidare al meglio la crescita del ragazzino biondo. L’ho osservato attentamente in televisione: Criscito diventerà forte come i grandi difensori Juve del passato. Mi riferisco a gente come Ciro Ferrara, poi come Lilian Thuram e Fabio Cannavaro, e andando indietro come Gaetano Scirea e Claudio Gentile».
Dimentica un certo Paolo Montero. «Ma no…».
C’è un difensore che attualmente le assomiglia? «No, direi che ci sono alcuni difensori fortissimi e fra questi mi piace da matti John Terry del Chelsea».
Beh, in quanto a grinta sembra proprio Paolo Montero. «È bravo, non solo grintoso. E guadagna molto…».
Già, un rinnovo da oltre dieci milioni di euro a stagione. Come mai? Non è mica Diego Armando Maradona… «È la crisi dei difensori che ha alzato il prezzo. Non a caso Thuram, Cannavaro, Nesta, Maldini stesso a 39 anni continuano a essere i migliori e non smettono. Diciamo che è mancata la generazione di mezzo, un vuoto pazzesco di talento. E adesso tocca a Criscito…».
C’è una squadra attuale che si distingue per il suo gioco? «Mi piace il Chelsea, perché ha gente di personalità come Terry, Lampard, Drogba. E non sembra neppure inglese: pare italianissima, come squadra. Merito di José Mourinho, un tecnico che sa guardarsi attorno».
Montero non ha mai pensato di andare in panchina? «No, mai pensato di fare l’allenatore. È troppo difficile, quella vita. Troppo stress, troppa pressione e se perdi cinque partite è un dramma».
Fonte: TuttoSport
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L’Uomo nero su Elkann e Pato
Nel ventre di un mercato in perenne evoluzione, l’Uomo nero ha sottolineato l’importanza nel poter contare su un presidente, e più in generale su una proprietà, ben disposta a stringere la cinghia pur di rinforzare un organico assai friabile. Soprattutto in virtù di un contesto, quello del campionato in divenire, ben più probante di qualche scampagnata vissuta in cadetteria. Con chiari riferimenti all’immobilismo coatto di John Elkann, ed in vena di critiche nei confronti dell’atteggiamento di Emerson, pronto a tuffarsi nel mare rossonero, rinnegando telefonate, preci e singhiozzi maturati fra novembre e gennaio al capezzale piemontese, l’Uomo nero ha evidenziato i limiti di una dirigenza incapace di cogliere, senza troppe esitazione, l’ultima occasione per reperire, quasi a costo zero, l’ultima offerta del mercato agostano…
Domanda – Gentile Uomo nero, possiamo discutere, in questo appuntamento, del mercato rossonero e del tentativo di ingaggiare Emerson. Cosa ne pensa?
Risposta – Se vuole, può scegliere di indirizzare la discussione. Si potrebbe parlare della capacità di rafforzamento del Milan, del tradimento perpetuato da Emerson, e dell’incapacità della Juventus di risparmiare sul mercato per acquistare ottimi giocatori.
Domanda – Scelga lei, dove affondare.
Risposta – Ride – Ad affondare, è stata la Juventus. E le spiego anche i motivi, di questa chiave di lettura che le propongo. Vede, quando Ranieri ha parlato con la dirigenza, a Pinzolo, non ha fatto altro che ripetere, in continuazione, il desiderio di avere un mediano alla Emerson. Per non dire, in maniera spicciola, di rivolere il brasiliano a Torino. Bene, la Juventus non lo ha accontentato a causa di presunte esigenze di mercato, legate alla vendita di Olivera e Blasi.
Domanda – Continui, anche perché oggi mi sembra piuttosto calmo.
Risposta – Non sono calmo, anzi. Ma quando Schopenhauer diceva che la vita è come un pendolo, oscillante fra noia e dolore, non si sbagliava. Diciamo, che sono a metà strada tra queste sensazioni, ma sono discorsi privati. E’ il contesto, che mi demoralizza, ho paura che non si riesca a capire ciò che voglio trasmettere. Tornando alla domanda, quella che mi ha rivolto in precedenza, la Juventus ha scelto di non riportare Emerson a Torino perché non ha sufficiente disponibilità economica, o almeno, questo è quello che fanno sapere dall’alto, per sostenere un ingaggio tanto elevato. Per un giocatore di trentuno anni, naturalmente. Ma lei vede altri mediani in giro che possano soddisfare la richiesta di Ranieri?
Domanda – E’ una domanda retorica alla Totò e Peppino?
Risposta – Ride – Si, è una domanda retorica. Non ce ne sono. E allora, la Juventus sta già dichiarando di non essere completa. Le manca un giocatore di quelle caratteristiche. Le manca un mediano con più spessore di Cristiano Zanetti, in grado di svezzare Nocerino. Che, le ricordo, è un elemento scovato dalla Triade. E che Moggi non ha voluto andasse a Firenze.
Domanda – Non le sembra di essere troppo severo con una squadra che si sta ben comportando, e che è riuscita a costruire un organico ricco di giovani italiani, oltre che di esperienza, conferita dai campioni del Mondo?
Risposta – Non esagero affatto. Non bisogna illudersi con le vicende estive. Anche se un miglioramento, francamente, c’è stato. Sono pronto a rivedere le mie graduatorie. La Juventus la metterei davanti alla Fiorentina, che sta soffiando Maduro ai bianconeri, tra l’altro. E’ un giocatore che mi piace molto, l’olandese. Ed è un centrale di centrocampo, ma alla Juventus badano ai bilanci. C’è troppa paura intorno ad una società che, sulla via della cessione, non vuole debiti. John Elkann vede la Juventus come un venditore vede la merce rimasta in magazzino. E poi, non ho ancora capito chi prende decisioni, in Corso Galileo Ferraris. Il presidente Cobolli Gigli, è da tempo impegnato a comprendere il motivo per il quale quando accende l’interruttore delle lampade al neon, tardano ad accendersi. Insomma, non mi sembra la persona più adatta. E pensare che è definito presidente operativo. Mentre Blanc, bada solo ai conti. Questo, in definitiva, è ciò che mi preoccupa. Se non si conoscono i soggetti ed i loro ruoli, sarà difficile attribuire delle colpe.
Domanda - Meglio John o Lapo Elkann, per la Juventus?
Risposta - Tutta la vita, e mi viene da ridere se penso che sono io a dirlo, scelgo Lapo.
Domanda – A proposito di bilanci, ma non dovrebbe essere la ricetta per uscire dagli scandali, quella di rispettarli?
Risposta – L’Inter le risulta lo abbia fatto? A me, no. Ha varato un sistema economico particolare, che le ha permesso di nascondere debiti per oltre cento milioni. E nessuno, tranne i celebri revisori della Kpmg, hanno espresso un parere negativo o contrario. Allora mi domando, perché la Juventus non fa la stessa cosa?
Domanda – Per salvare il salvabile, ed il futuro immediato di questa intervista, può analizzare l’altro fattore, legato al trasferimento di Emerson, che ha accennato?
Risposta – Mi riprometto di ritornarci, però, su questo argomento. Per quanto riguarda Emerson, come le ho già detto in un’altra intervista, nei mesi invernali ha fatto pressioni per tornare alla Juventus. Ma, non c’è stato verso di convincere i dirigenti. A me, Emerson non è simpatico, per una serie di motivi di cui abbiamo già parlato. Ma se la proprietà continua a dire che i soldi non vanno buttati dalla finestra, se Emerson è in grado di liberarsi a basso costo e se, cosa di vitale importanza, persino Ranieri richiede almeno un mediano di grande qualità, serietà ed esperienza, possibile non si faccia nulla per farlo tornare a Torino? A me sembra quantomeno strano. Ripeto, se l’allenatore scopre di aver sbagliato a puntare su un centrocampo di qualità, e chiede un mediano di rottura, la Juventus, se vuole spendere deve fare uno sforzo per Lampard, altrimenti deve riprendere Emerson, che il Real sta regalando al Milan. Se non lo fa, vuol dire che dichiara la sua incompletezza.
Domanda – Come giudica il mercato estivo del Milan e l’acquisto del giovane Pato, considerato il più grande talento brasiliano degli ultimi quindici anni?
Risposta – E’ troppo giovane. Rischia di fare la fine di Cassano. Tutte le televisioni hanno mandato in onda un dribbling su Puyol ed un gol di più che modesta qualità, niente di più. E qualsiasi osservatore, considerando che Pato non è già un campione come Kakà, può solo aver avuto delle impressioni positive. Possibile che si sia acquistato un giocatore del genere, cioè promettente, per ventidue milioni? Non era meglio puntare su Giuseppe Rossi? E poi, a questo punto, fa bene la Fiorentina ad investire su Pazzini. Almeno, dimostriamo di essere una Nazione che ha vinto la Coppa del Mondo. E lo stesso discorso, vale per Ivanovic. E’ il capitano dell’Under 21 dell’ex Jugoslavia, e la Juventus lo verrebbe prendere subito per sostituire il capitano dell’Under 21 italiana. Mi sembra una eresia. Va bene prendere il primo e confermare il secondo. Non cedere Chiellini per far posto ad Ivanovic.
Domanda – Perché dice che Pato potrebbe fare la medesima fine di Cassano?
Risposta – Perché entrambi per una gara perfetta che hanno disputato, sono stati idolatrati come dei salvatori. Ma non funziona in questo modo, un iter del genere. E’ un grande talento, Pato. Ma il prezzo, rapportato a ciò che ha fatto in carriera, ed in relazione alla sua età, mi sembra eccessivo. Pure di Athirson, in patria, si diceva un gran bene. Ma poi, si disse un gran bene di lui nei centri massaggi torinesi. E mi fermo qui. Io, personalmente, fossi stato un dirigente del Milan, avrei strappato Suazo all’Inter, preso Giuseppe Rossi e cercato tre difensori, un centrale da affiancare a Nesta, una sua riserva, ed un terzino sinistro. Invece, il Milan continua a spendere solo in un reparto, quello offensivo. Rischia il crollo, e non lo dico solo io. Ma è, al momento, una formazione molto forte.
Domanda – Sulla base delle esigenze dei rossoneri, che lei ha appena sottolineato, il Milan avrebbe potuto presentare un’offerta per Chiellini?
Risposta – Avrebbe, ma non lo ha fatto. I rapporti fra Milan e Juventus, dopo quanto accaduto con il caso intercettazioni, non sono più gli stessi. Insomma, prima di scambiarsi un giocatore, penso che dovrà passare ancora molto tempo. E poi, il Milan non ha intenzione di intervenire in difesa. Pensa solo all’attacco e al centrocampo, con correttivi minimi. Non penso, infatti, che Emerson possa sin da subito scalzare uno dei titolari rossoneri. La Juventus, in ogni caso, chiede diciotto milioni. Solo il Chelsea potrebbe permettersi di pagare tanto.
Domanda – Prima di concludere, mi permetta una domanda. Cosa le è piaciuto dell’ultima Juventus di Ranieri?
Risposta – La freddezza sotto porta di Iaquinta, il grande vigore fisico di Zebina e la grinta di Tiago e Grygera.
Domanda – Scusi, può ripetere?
Risposta – Ha sentito bene, e non voglio ripetere ciò che dico da tempo. L’estate regala sogni, ma l’inverno li distrugge. Più del quarto posto, questa squadra non può fare. Anzi, sarebbe già un vero capolavoro riuscire a trainare una formazione del genere in Champions League.
Domanda – La prossima volta, di cosa parleremo?
Risposta – Mi dia il tempo di valutare, e di recuperare l’umore giusto.
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Buffon: Scudetto Questione Tra Milan, Inter E Roma
La Juventus si è classificata terza, ieri, nel Trofeo TIM, triangolare cui hanno preso parte anche Inter e Milan. Un risultato non buono, certo, ma che secondo il tecnico bianconero, Claudio Ranieri, nasconde motivi di soddisfazione.
"Al Moretti avevamo toccato i nostri limiti minimi - ha detto il tecnico bianconero - ma contro la Roma e ieri nel Trofeo Tim abbiamo giocato abbastanza bene. Il problema è che gli altri sono già squadra, mentre noi dobbiamo ancora diventarlo. Il nostro obiettivo? La Juventus è abituata a lottare per la vittoria del titolo. Quest’anno potrebbe non essere così, ma i miei giocatori hanno grinta e tanta voglia e io non me la sento di tarpargli le ali".
Ranieri usa il condizionale, ma secondo Gianluigi Buffon non c’è condizionale che tenga, la Juventus non è ancora una squadra da scudetto. "Siamo una squadra operaia con qualche fuoriclasse - ha detto - Un mix ideale se tutto funziona come dovrebbe, ma lo scudetto se lo giocheranno Inter, Milan e Roma.
Noi, giocando con questo spirito da combattenti, siamo subito dietro di loro".
fonte: goal.com









